Alla ricerca di fossili...

Sapete dirmi chi è il paleontologo?
E il paleobotanico?
Probabilmente lo sapete tutti, perché siete bravissimi,  ma spieghiamolo anche a quei pochi che in classe erano malati quando la maestra ne ha parlato. 

Il paleontologo studia i fossili ritrovati negli scavi della superficie terrestre, il paleobotanico studia invece i resti vegetali del passato (per esempio le foglie).


In pratica paleontologi e paleobotanici sono gli studiosi dei fossili che aiutano a capire, analizzando i resti pervenuti ai giorni nostri, gli eventi del passato.

I fossili sono i resti pietrificati di animali e vegetali vissuti  milioni di anni fa, aiutano a comprendere le forme di vita di una determinata epoca e dell'ambiente in cui vivevano.

Altrimenti come potremmo sapere come erano fatti i dinosauri?






Non è raro ritrovare fossili di conchiglie e di pesci in montagna o nel deserto, luoghi dove milioni di anni fa c'era il mare.


La fossilizzazione è un processo curioso che permette agli esseri viventi, animali o vegetali, di non decomporsi così come la natura vuole, ma di lasciare un'orma del proprio corpo. 
Come avviene questo processo? 
Per esempio, il guscio di una conchiglia o il corpo di un pesce può essere stato ricoperto da strati di detriti e fango che hanno sostituto le parti molli, ricoprendo con elementi minerali lo scheletro del fossile, e permettendo a questo di sopravvivere nel tempo. 

Un'altra forma di fossilizzazione è quella che avviene per effetto dell'ambra, la resina che colava dagli alberi. I piccoli insetti che vi restavano intrappolati morivano, ma il loro corpo restava inglobato nell'ambra mantenendone la forma originaria.


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