Gli Unni bianchi


Le descrizioni più dettagliate degli Unni Bianchi sono state tramandate dalle parole dello scrittore bizantino del VI secolo Procopio.

Questi Unni, ad un certo punto delle loro migrazioni nomadi raggiunsero una terra "attraente" a ridosso della frontiera settentrionale della Persia e vi si stabilirono, diventando quindi una popolazione stanziale. Abbandonarono il nomadismo, adottarono un governo monarchico e sancirono una costituzione che stabiliva diritti e doveri secondo leggi e principi di giustizia, che osservavano sia nei rapporti interni che con le relazioni dei paesi stranieri.

Questa forma di vita comune a Romani e Persiani li rese vicini di casa accettabili, anche se non mancarono le occasioni di scontro, provocate dall'invasione Persiana. La notevole tradizione bellica degli Unni Bianchi permise a questi di avere la meglio ma anziché inferire sugli avversari, come i loro cugini ormai lontani, trattarono la pace in cambio di scuse (di fatto, il re persiano fu invitato a prostrarsi davanti a loro in segno di rispetto) e la promessa della reciproca pace. Il re Persiano accettò di farlo, risparmiando così il proprio esercito, ma la pace non fu duratura e i conflitti si ripeterono nel tempo.

Fisicamente presentavano tratti iranici, erano alti e di bell'aspetto, diversi quindi dagli Unni Rossi (di cui ci sono antiche testimonianze in Cina) e del nucleo principale di Unni Neri, che mantenne lo stile di vita nomade anche quando stabilì il proprio quartier generale in Ungheria. 

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