Distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme


Siamo negli anni immediatamente successivi alla morte di Gesù Cristo e i rapporti tra i romani e i giudei erano estremamente tesi.

 La Giudea era una prefettura della provincia romana di Siria, retta da governatori romani, nell'anno 66 il procuratore della Giudea impose il prelievo di 17 talenti (denari) dal Tempio, richiesta a cui gli ebrei si opposero e che culminò quindi con una carneficina: le truppe romane avanzarono verso il tempio e causarono la morte di 3600 persone. Questo fu il primo atto che diede vita a una vera e propria rivolta, gli scontri preoccuparono molto Nerone, allora imperatore, che diede a Vespasiano il compito di sedare la rivolta e ripristinare l'equilibrio nella provincia.
Vespasiano era, secondo Nerone, l'unico in grado di fronteggiare una situazione così delicata che avrebbe potuto pregiudicare il potere e i confini dell'impero se non adeguatamente repressa.
Vespasiano inizia quindi la sua campagna militare più importante a capo di un esercito di 60.000 soldati.


Quando nel '70 , dopo la morte di Vitellio, Vespasiano viene reclamato dal Senato e dal popolo imperatore incarica suo figlio Tito di conquistare Gerusalemme per porre fine alla guerra in Giudea.
Tito assedia la città e il 9 agosto il Tempio di Gerusalemme viene dato alle fiamme.
Fu una carneficina mai vista, la città era sovraffollata da pellegrini per la concomitante festa degli azzimi, ai morti per gli scontri si aggiunsero quelli colpiti dalle successive pestilenze e carestie.

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