I Persiani

Quando si parla di Persia  non si parla solo della zona dell'attuale Iran, anticamente chiamata Persis, nome derivato dal clan di Ciro il grande, in realtà la Persia comprendeva un territorio molto più vasto che inglobava diverse culture.

In seguito alle migrazioni dei popoli indoeuropei, da cui i Persiani originano, si stabilirono nella parte meridionale dell'altopiano iranico, la regione settentrionale fu occupata dai Medi, un popolo con origini e cultura comune a quella dei Persiani.

Medi e Persiani vissero per alcuni secoli sotto il dominio degli Assiri, a cui versavano i tributi richiesti, ma verso il 700 aC i Medi prima e i Persiani poi si liberarono da questo controllo.

In un primo momento il potere passò nelle mani dei Medi, il re Astiage imponeva la propria supremazia e i Persiani soffrivano l'ennesima sottomissione, iniziando a manifestare con determinazione la propria volontà di indipendenza.


Riassunto sui persiani, da Ciro il Grande a Dario I

Ciro il Grande

Il re Ciro il Grande fu un grande conquistatore persiano, per prima cosa, intorno al 550 aC, conquistò tutto l'altopiano iranico, inglobando i Medi nella propria nazione, poi proseguì nella sua campagna di conquista  arrivando fino alla Lidia, in Asia minore, dove catturò il re dei Lidi, Creso, l'uomo proverbialmente più ricco del mondo. Proseguì ancora, inglobando le colonie greche fondate lungo la costa asiatica e, non contento, si prese pure Babilonia e la Mesopotamia. Roba che neanche nelle migliori partite di Risiko si riesce a fare con un solo giro di dadi!

L'ingresso di Ciro il Grande a Babilonia corrisponde alla fine della cattività babilonese per gli ebrei, il re persiano infatti li liberò dallo stato di prigionia concedendo loro di poter tornare in patria per ricostruire il tempio di Gerusalemme, lo stesso Tempio che sarà distrutto dai romani di Tito nell'anno 70 dC.

Se Ciro il Grande realizzò un grande impero con le sue conquiste, suo figlio Cambise, che regnò dal 530 al 522 aC., le aumentò ulteriormente, arrivando a conquistare l'Egitto e Cipro.

Dario I

Nel 521 aC il trono viene ereditato da Dario I che proseguirà nelle campagne di espansione territoriale addentrandosi nella valle dell'Indo e tenterà di conquistare la Grecia  ma sarà fermato con la Battaglia di Maratona nel 490 aC.

Con Dario l'impero Persiano vede la sua massima estensione, i popoli annessi all'Impero sono tanti e molto diversi tra loro, molti di questi hanno accettato il nuovo sovrano senza difendere il precedente regnante, determinando un semplice passaggio di consegne che ha evitato molti spargimenti di sangue.

Le Satrapie

L'impero persiano è sterminato, per organizzare un'amministrazione efficiente Dario istituisce il sistema della suddivisione in 20 regioni, chiamate Satrapie e rette da 20 Satrapi, sotto lo stretto controllo della corona reale. Per rendere più agevole il controllo capillare del territorio, e soffocare ogni tentativo di rivolta sul nascere, realizza una strada reale lunga quasi 2700 km  che collega Susa, in Asia, a Sardi, nel Mediterraneo. Un sistema di staffette che riferiscono direttamente a lui riesce a percorrere tutta la strada in soli 7 giorni, era un vero e proprio servizio di spie chiamato le orecchie del re  e rispondeva direttamente ed esclusivamente alla sede centrale, formata dai collaboratori più stretti che godevano della massima fiducia di Dario. Una carovana di mercanti, più lenta, impiegava mediamente 3 mesi per spostarsi da un punto all'altro dell'Impero Persiano.

I Satrapi godevano di ampi poteri civili e militari ma potevano essere liquidati con un semplice ordine del re, erano funzionari, non regnanti. Le satrapie dovevano versare un tributo alla corona consistente nelle migliori produzioni locali, inoltre dovevano fornire truppe per l'esercito Persiano. L'esercito era numeroso e ben organizzato ma un corpo, in particolar modo, godeva di diritti e privilegi speciali, si trattava degli "Immortali", un reparto di 10.000 cavalieri scelti addestrati per eccellere nell'uso delle diverse armi e della lotta libera. Si chiamavano immortali perché il loro numero era destinato a rimanere invariato, se un cavaliere moriva veniva immediatamente rimpiazzato da una riserva che diventava effettivo. 

La gestione delle Satrapie, per quanto attentamente controllata dalla corona, era ispirata ai massimi principi di tolleranza, umanità e legalità. Nessuno veniva perseguitato per la propria fede, qualunque fosse, uomini e donne avevano uguali diritti e non c'era schiavitù. Le satrapie erano libere di gestirsi amministrativamente, l'unica condizione era quella di sottostare alla corona e non volerla mettere in discussione. Qualsiasi tentativo di sovversione sarebbe stato pagato con la morte.

L'economia persiana

Sotto Dario I l'economia della Persia divenne florida e ricca come non mai, le strade permettevano il transito delle merci e la moneta unica istituita da Dario I, il Darico, permetteva di comprare e vendere in qualsiasi punto dell'impero con un valore stabile e predeterminato. 

Dario premiava quei Satrapi che dimostravano iniziative imprenditoriali, importando culture tipiche di altre regioni, in questo modo le produzioni agricole si diversificarono immensamente e prodotti che prima venivano importati ora erano così abbondanti da poter essere esportati, tra questi prodotti c'erano per esempio il cotone, i piselli, le noci e le mandorle, ma anche allevamenti di galline e altri animali da cortile. Inoltre sotto Dario I l'agricoltura vede applicata un'innovativa e sofisticata tecnica di irrigazione sotterranea che permette di convogliare l'acqua delle montagne facendola arrivare nelle secche pianure.

La grandezza di Dario non aveva limiti, arrivò addirittura a tagliare l'Istmo di Suez per collegare il Mar Rosso al Mediterraneo, e sarà solo la mancanza di manutenzione dei secoli successivi a richiudere quel varco che sarà infine riaperto solo nel XIX secolo. 

A Dario I successe Serse, che riprese le guerre contro le ricche città greche che detenevano il controllo delle rotte marine e quindi sul traffico delle merci via mare. Gli scontri tra Persiani e Poleis greche videro nuovamente la vittoria dell'alleanza Greca sotto la regia di Atene. Ma tanto i Persiani quanto i Greci dovranno presto fare i conti con un altro, grande, conquistatore: Alessandro Magno, il re della Macedonia.

Anche numerosi motivi di dissenso interno contribuirono a far collassare l'impero persiano che inglobava popoli e culture molto diversi, pur nel più ampio rispetto delle  scelte religiose e degli stili di vita, era estremamente difficile far sentire questi popoli come parte integrante di un impero che li rappresentava, come accadde invece con Roma e con l'implicito prestigio di chi era un cittadino romano. Di fatto ci furono molti problemi interni, che si possono così riassumere:

  • L'interferenza del re nelle questioni religiose infastidiva la classe dei sacerdoti, che lo sostenevano sempre meno. 
  • L'alta pressione fiscale necessaria per mantenere l'esercito e un apparato amministrativo molto radicato amareggiavano il popolo.
  • I satrapi che amministravano le province iniziarono ad ambire all'autonomia, ordendo intrighi e tramando per rimuovere il sovrano assoluto.

E ora qualche curiosità e qualche informazione sulla vita dei persiani

Alimentazione e cucina persiana

Grazie alle innovazioni agricole che permisero alle vecchie e alle nuove colture di svilupparsi nell'impero, e grazie alla profonda vocazione commerciale dei persiani, l'alimentazione era varia e ricca. Nelle cucine delle case modeste si trovava pane, cipolle, aglio, frutta secca e fresca e moltissime erbe aromatiche. I piatti di carne erano considerati prelibati, soprattutto montoni e agnelli, ma i persiani avevano soprattutto una propensione per i dolci, molto zuccherati e insaporiti con mandorle e pistacchi.

Le bevande che accompagnavano i pasti erano la birra, il vino d'uva e il vino di palma. 

La tavola dei persiani era una tovaglia stesa su alcuni tappeti, imbandita con molte ciotole con le pietanze, salse e verdure e il pane d'accompagnamento.

L'abbigliamento dei persiani

L'origine montana dei persiani e la loro abitudine di muoversi a cavallo li portarono ad un abbigliamento molto diverso dalle tuniche che imperversavano nelle sartorie della Roma contemporanea.  I persiani erano molto abili a conciare la pelle, che rendevano morbidissima, e con questa confezionavano abiti aderenti adatti agli spostamenti quotidiani: calzoni e giacche con maniche. Quando entrarono in contatto con i raffinatissimi tessuti di Babilonia continuarono a confezionare abiti che seguivano la linea del corpo. Il mantello utilizzato dai soldati sumeri si trasformò nel caffetano, un camicione lungo fino ai piedi con le maniche.

Sulla testa indossavano un berretto di feltro, più comodo negli spostamenti dei cappelli di altre culture, e ai piedi calzature di cuoio  alte sulle caviglie chiuse con i lacci e caratterizzate dalla punta rialzata.

 La religione: Lo Zoroastrismo

La religione dei Persiani nasce politeista, come le altre religioni a loro contemporanee, per trasformarsi, parallelamente alla fine del periodo nomade, in una religione dualista, fondata sull'antagonismo del dio della luce e del dio delle tenebre. Il dio della luce era il creatore del cielo e della terra, espressione di bontà e salute mentre il dio delle tenebre rappresentava la cattiveria, le tentazioni che spingevano al male, alle bugie e alla sventura.

Il dio del bene e quello del male lottavano senza sosta per prevalere, anche se, con la fine del mondo, sarebbe stato sicuramente il dio del bene a vincere definitivamente su quello del male. 

Le divinità create dal dio del bene per rappresentarlo sulla terra erano sei arcangeli immortali chiamati a proteggere la terra, il bestiame, le piante,  l'acqua, il fuoco i metalli,  e allo stesso modo anche il dio del male aveva uno stuolo di demoni al suo servizio di cui si serviva per seminare il male.

Compito dell'uomo era quello di lottare assieme al dio della luce per sconfiggere quello delle tenebre e per farlo dovevano vivere una vita onesta perseguendo valori etici e una morale improntata all'aiuto verso il prossimo e alla solidarietà. 

L'espressione di questa religione era molto intima e individuale e non si esprimeva con cerimonie di gruppo in luoghi determinati, si trattava di un movimento religioso sincero e autentico che andava a toccare le corde della coscienza dei singoli, condizionandone le scelte della vita quotidiana.  Dopo questa premessa è forse inutile dire che non venivano sacrificati animali alla divinità in quanto considerata una violenza inutile, contraria pertanto ai principi dello Zoroastrismo.

 


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