Il diritto nella storia


La società ha vissuto fenomeni di implementazione culturale sotto ogni punto di vista, e anche il diritto ha vissuto fasi storiche che l'hanno traghettato da una forma di consuetudine tribale a quell'ordinamento ben regimentato che è oggi.

Nella preistoria e nelle prime civiltà della storia (forse non è del tutto inutile segnalare che la storia è quella che è accompagnata da una forma di scrittura) la vita era sicuramente più semplice, non c'erano i grandi stati e le questioni giuridiche venivano affrontate all'interno delle tribù e dei villaggi. Solitamente erano sottoposte al capovillaggio o all'anziano che aveva autorità, e le leggi che contavano nell'emanazione della sentenza non erano scritte, erano parte della tradizione orale tramandata dalle generazioni passate. Usi e costumi di ogni popolo stabilivano la gravità dei crimini e delle relative punizioni, così come i deterrenti a commettere questi crimini erano la dignità e l'onore derivante dall'appartenenza a quel determinato clan. 

Con la nascita della scrittura, travagliata e sottoposta a percorsi diversi a seconda delle risorse a disposizione (tavolette sumere, papiri egizi...)  e fino alla rivoluzione dei Fenici che trasformarono la scrittura da arma elitaria riservata a pochi eletti a  strumento di comunicazione potenzialmente di massa, anche le leggi iniziarono ad essere scritte. Il primo esempio è quello del codice di Hammurabi, il re babilonese che fece incidere su una stele di pietra quella che era la legge del tempo, la crudele legge del taglione, il più abile deterrente per evitare la proliferazione di crimi e vendette. La legge del taglione altro non è che l'occhio per occhio, se caverai un occhio un occhio ti verrà cavato... quello che oggi ci appare incomprensibile è immaginare una lotta tra due uomini che si conclude con la cavatura di un occhio... eppure succedeva, ed evidentemente era all'ordine del giorno se qualcuno ha ritenuto di doverlo imprimere sulla prima legge scritta della storia... La minaccia della vendetta, equivalente alla stessa forza della violenza perpetrata, era probabilmente un utile strumento per sedare gli animi e ricondurli alla ragionevolezza del lasciar correre per non avere conseguenze. Inutile sottolineare come in questa forma di giustizia del taglione alle donne fosse comunque riservata una particolare crudeltà, proprio il codice del taglione infatti nel caso di mogli colpevoli dell'omicidio del marito per un altro uomo non contempla la semplice morte, possibilmente rapida e limitatamente indolore, ma prevede la tortura dell'impalamento con la morte come conseguenza, una tortura lunga e dolorosa, nonché umiliante, quasi a enfatizzare il fatto che le donne dovessero in qualche modo soffrire di più.

Ah, quanto è lunga la storia antica, e in quanti paesi è stata vissuta in modo diverso, e se saltiamo dai babilonesi ai romani arriviamo alle XII tavole  prodotte nel 451 aC da un collegio di 10 magistrati per disciplinare in modo chiaro e comprensibile a tutti i principi legislativi sulla proprietà privata, sulla famiglia e sui diritti di successione. Dal punto di vista penale prevaleva ancora il principio dell'occhio per occhio e la legge si dimostrava vendicativa e molto crudele nelle sue sentenze. Il  corpus Iuris Civilis, voluto da Giustiniano, raccoglieva in modo organizzato tutte le leggi emanate, prodotte quindi in secoli molto lontani tra di loro.

Un testo molto importante nella storia del diritto è l'Editto di Rotari, il re dei Longobardi che nel 643 dC che dimostra una significativa evoluzione del diritto, soprattutto nel campo penale, diventando meno crudele e più lungimirante.

Nel Medioevo il diritto era prevalentemente non scritto e solo con il consolidarsi dei Comuni iniziò a prendere una forma più autorevole, le leggi locali vennero quindi riportate nei diversi statuti.

Dopo la Rivoluzione Francese del 1789 il diritto assunse una forma più articolata, i singoli stati iniziarono a raccogliere le proprie leggi nei Codici, come nel Codice Napoleonico del 1804 o nel primo Codice Civile italiano del 1865, sostituito da quello attualmente vigente emanato nel 1942.

Tra il 1820 e il 1848 i moti rivoluzionari spinsero i sovrani a concedere le costituzioni liberali, atti che riconoscono al popolo pochi diritti lasciando la politica e il potere in mano ai nobili e ai sovrani. Queste costituzioni liberali erano "concesse" dall'alto, come se fossero un regalo padronale, erano piuttosto brevi e flessibili perché potevano essere modificate con leggi ordinarie. Lo Statuto Albertino fu emanato da Carlo Alberto di Savoia, re di Piemonte e di Sardegna, nel 1848 e poi esteso a tutta l'Italia dopo l'unificazione, nel 1861.

Le costituzioni democratiche arrivarono dopo, in Italia un secolo dopo (1948) e sono atti ben diversi dalle concessioni marginali delle costituzioni liberali. Le costituzioni democratiche sono atti popolari, redatti da assemblee costituenti elette dal popolo e sono rigide, ossia non si possono modificare se non seguendo lunghi e complessi iter legali. Sono atti lunghi, che dettagliano in modo ampio l'ambito dei diritti dei cittadini. 

 


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