Esseri viventi ed elementi vitali

E' un essere vivente tutto quello  che "vive", la definizione potrà sembrarvi troppo ampia, cerchiamo allora di capire cosa accomuna gli esseri viventi:

  • nascono
  • respirano
  • si  nutrono
  • crescono
  • si riproducono
  • muioiono

Questi elementi rappresentano il ciclo vitale di oggi essere vivente, ma nella vita c'è molto di più...
Gli esseri viventi sono dotati di sensibilità, e reagiscono agli stimoli esterni e ai cambiamenti ambientali, inoltre possono muoversi: camminare, nuotare, volare, strisciare....
Anche le piante sono esseri viventi, e anche le piante si muovono, cercando per esempio il sole e orientandosi verso la luce. Una pianta, poi, non potrebbe sopravvivere senza la luce, l'acqua, l'aria e senza il terreno, in pratica gli esseri viventi necessitano degli esseri non viventi per poter vivere.

Le strade Romane

L'importanza delle vie di comunicazione fu da subito chiara ai Romani, attraverso di esse si potevano effettuare scambi commerciali, fare marciare gli eserciti e spostarsi nel suolo italico mantenendo il dominio economico e il potere politico su tutto il territorio.

I Romani realizzarono un reticolato di 100.000 chilometri di strade che possiamo definire un'opera di grandissima ingegneria, probabilmente il monumento più importante giunto fino ad oggi, sicuramente un grande esempio di civiltà e di tecnica funzionale.
Le strade romane erano tracciate su schemi rettilinei, spesso lunghissimi, larghe dai 3 ai 6 metri e avevano delle "fondamenta" profonde un metro e mezzo composte da strati diversi. Nella parte inferiore venivano poste grosse pietre utili per il drenaggio dell'acqua, lo strato intermedio era composto da sabbia e ghiaia mentre lo strato superiore, quello della superficie, era composto da pietre levigate poste su uno strato di sabbia.

Le superfici stradali poi, seguivano una forma convessa in modo da permettere all'acqua piovana di defluire lateralmente.

Le guerre puniche

Dopo avere esteso i suoi confini su quasi tutta l'Italia peninsulare, Roma fronteggiò Cartagine, una potente città fenicia situata nell'Africa settentrionale (la zona dell'odierna Tunisia). Cartagine era un vero colosso commerciale e le sue navi dominavano il mediterraneo controllando gli scambi in Sicilia, isola strategicamente importante e grande produttrice di grano. Roma e Cartagine si contendevano il domino sui mari, lo scontro fu quindi inevitabile e si realizzò con le guerre puniche, così denominate perché i romani chiamavano i cartaginesi "puni".
Le guerre puniche furono tre e si combatterono tra il 264 a.C. e il 146 a.C.

La Roma repubblicana

Con la caduta dell'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, avvenuta nel 509 a.C., Roma concluse la fase monarchica dichiarandone il fallimento e si passò alla fase Repubblicana. Il passaggio avvenne grazie ai Senatori, che già affiancavano il Re nella gestione delle scelte pubbliche, e che riuscì a recuperare il potere in proprio favore.
Il Senato, quindi, divenne l'organo decisionale di Roma mentre il compito di fare applicare quanto disposto dal Senato fu affidato a due consoli, eletti dal Senato stesso e con un incarico che durava un anno. In casi eccezionali, per esempio nel corso di guerre particolarmente aspre, i due consoli potevano essere sostituiti da un dittatore che esercitava tutti i poteri e il cui incarico durava sei mesi, terminati i quali veniva destituito per ridiscutere la situazione politica dal Senato. La Repubblica così costituita era una repubblica di tipo oligarchica, ossia il potere era concentrato nelle mani di pochi, persone nobili o facoltose, e non tutta la popolazione aveva accesso alle cariche pubbliche. Ancora oggi si può leggere su molti monumenti dell'antica Roma l'incisione "S.P.Q.R.", che significa "Senatus PopulusQue Romanus" ossia "il Senato e il Popolo di Roma", sigla che esprime molto chiaramente la distinzione tra le due figure.

La Roma monarchica: i 7 re di Roma

Dalla sua nascita, avvenuta nel 753 a.C. fino al 509 a.C. Roma fu una monarchia il cui governo era affidato ad un re che deteneva tutti i poteri: guidava l'esercito, amministrava la giustizia, promulgava le leggi ed era il capo religioso della popolazione.  I re di Roma non erano tali per nascita, però, ossia non c'era una famiglia reale e non c'erano diritti di ereditarietà del trono, alla morte di un Re il Senato ne nominava uno nuovo scegliendo tra i nobili e i patrizi che meglio potevano incarnare questo ruolo importante.  
Il periodo monarchico di Roma durò circa 250 anni, in questo arco di tempo fu governata da  7 re,  diversi tra loro per approccio e proprità ma tutti, in modo programmatico, contribuirono alla crescita della città e della popolazione.

Romolo:
A lui si fa risalire la fondazione di Roma, attraverso la leggenda di Romolo e Remo, i due gemelli miracolosamente scampati dalla morte e allattati da una lupa per poter, da adulti, fondare la città "eterna".
In realtà Romolo è ricordato soprattutto per avere intrapreso guerre con i popoli vicini e per avere conquistato le terre dei Sabini. Tra mito e leggenda, quindi, si può  leggere anche la storia reale...

La Roma delle leggende

La leggenda sulla nascita di Roma iniziò a circolare quando ormai Roma era una città grande e potente, fu narrata da Virgilio nell'Eneide e dallo storico latino Tito Livio.
Ed ecco come andarono i fatti, secondo loro...

Enea, sfuggito con il padre e il figlio alla distruzione di Troia, dopo una lunga  navigazione approdò sulle coste del Lazio, presso la foce del Tevere, dove viveva il popolo dei Latini, governato  dal re Latino che li accolse in pace e diede ad Enea in moglie sua figlia Lavinia.

La Roma monarchica


Per capire la nascita di Roma è importante comprendere come era il territorio su cui la città fu fondata, e quindi le risorse che le prime popolazioni poterono sfruttare per evolversi e prosperare.
La pianura era paludosa e malsana, una zona inospitale per essere abitata, quindi le popolazioni locali (principalmente Latini e Sabini) avevano scelto di costruire le proprie abitazioni e i propri villaggi sulle colline boscose sulla sponda sinistra del Tevere, che  rappresentava una fonte importante per l’agricoltura, permettendo di irrigare i campi, per la vita quotidiana, essendo una risorsa d’acqua potabile, e per il trasporto delle persone e delle cose, che avveniva a nuoto o sulle zattere, lungo un tratto navigabile di 20 km circa, fino alla foce sul mar Tirreno.
Nell’ottavo secolo A.C. i villaggi delle varie popolazioni si unirono in un’unica città, Roma. Sull’origine del nome di Roma (leggenda di Romolo e Remo a parte) ci sono due diverse teorie, una sostiene  che il nome derivi dalla tribù dei "Ramnes"  i primi a stabilirsi  sul Colle Capitolino,  la seconda teoria invece fa derivare il nome di Roma  da “Rumon” il termine etrusco che identifica il guado più basso che permetteva di raggiungere l’isola Tiberina, situata in mezzo al fiume Tevere, e che rappresentava non solo un  punto di attraversamento importante ma anche un punto di incontro e avvicinamento delle varie tribù.

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