La Roma monarchica


Per capire la nascita di Roma è importante comprendere come era il territorio su cui la città fu fondata, e quindi le risorse che le prime popolazioni poterono sfruttare per evolversi e prosperare.
La pianura era paludosa e malsana, una zona inospitale per essere abitata, quindi le popolazioni locali (principalmente Latini e Sabini) avevano scelto di costruire le proprie abitazioni e i propri villaggi sulle colline boscose sulla sponda sinistra del Tevere, che  rappresentava una fonte importante per l’agricoltura, permettendo di irrigare i campi, per la vita quotidiana, essendo una risorsa d’acqua potabile, e per il trasporto delle persone e delle cose, che avveniva a nuoto o sulle zattere, lungo un tratto navigabile di 20 km circa, fino alla foce sul mar Tirreno.
Nell’ottavo secolo A.C. i villaggi delle varie popolazioni si unirono in un’unica città, Roma. Sull’origine del nome di Roma (leggenda di Romolo e Remo a parte) ci sono due diverse teorie, una sostiene  che il nome derivi dalla tribù dei "Ramnes"  i primi a stabilirsi  sul Colle Capitolino,  la seconda teoria invece fa derivare il nome di Roma  da “Rumon” il termine etrusco che identifica il guado più basso che permetteva di raggiungere l’isola Tiberina, situata in mezzo al fiume Tevere, e che rappresentava non solo un  punto di attraversamento importante ma anche un punto di incontro e avvicinamento delle varie tribù.
Entrambe le teorie, poi, ci parlano di primi insediamenti diversi: difficile stabilire se il primo colle ad essere abitato sia stato il Colle Capitolino o il Colle Palatino dai Latini, fatto sta che con la nascita di Roma la popolazione si concentrò in una prima area urbana che si andava delineando sfruttando le difese  naturali dei sette colli, ovvero    il Palatino, il Capitolino,  l’Aventino, il Celio, l’Esquilino, il Viminale e il Quirinale.

Di origine agricoltori e allevatori, i primi romani coltivavano i fertili campi del suolo vulcanico con i loro aratri di bronzo e si cibavano di cereali (grano e farro), legumi (piselli, ceci e fave), frutta (mele e fichi) e olive, oltre a raccogliere quello che il territorio offriva in modo spontaneo, come erbe e piccoli frutti.   Allevavano pecore, maiali e anche buoi, che impiegavano nel lavoro dei campi, non mangiavano spesso la carne ma si cibavano prevalentemente di piatti di polenta e formaggio, anche se, come tutte le popolazioni antiche, cacciavano gli animali che vivevano allo stato brado nei boschi.  Utilizzavano l’olio di oliva come condimento e bevevano acqua e latte, il vino era una bevanda molto pregiata destinata al consumo dei patrizi. Dal mare ricavavano il sale, che filtravano dall’acqua attraverso grandi saline e che depositavano presso l’isola Tiberina dove sorgeva un grande mercato dove si potevano scambiare beni di ogni tipo prodotti dalle popolazioni locali o giunti attraverso i mercanti etruschi. Con la crescita della città, crescevano anche le esigenze della popolazione e le specializzazioni delle produzioni  di manufatti: si producevano tessuti di lana e canapa, con cui si realizzavano gli abiti del tempo (tuniche ricoperte da toghe (per gli uomini) o stole (per le donne)  per le occasioni importanti e i grandi mantelli che utilizzavano per ripararsi dal freddo e con cui si coprivano anche il capo (il pallio). Si fabbricavano oggetti in terracotta per le esigenze domestiche, vasi d’argilla decorati a imitazione di quelli greci, attrezzi di lavoro e armi di rame e numerosi oggetti di bronzo, si lavorava l’oro, l’argento e l’ambra e venivano conciate le pelli degli animali, mentre i carpentieri costruivano capanne rettangolari o ovali costruite con i muri di tufo e coperte da tetti di paglia, rami secchi e fango, permettendo  alla città di espandersi sempre di più.

 Roma era una città-stato governata da un re che incarnava anche il ruolo di sacerdote e di comandante dell’esercito. Il re veniva scelto tra i patrizi, ossia tra la popolazione nobile e ricca, e poteva anche essere uno straniero se questo serviva per stringere alleanze e legami con altri popoli. Il re governava con il sostegno del senato, composto da 100 anziani scelti dal re tra i patrizi, e con la collaborazione dei comizi curiati, plebei sempre scelti   dal re. Le decisioni che venivano prese in sede collettiva riguardavano la vita sociale, le costruzioni edilizie da edificare, le celebrazioni religiose e le strategie belliche.
I Romani erano politeisti, credevano in più dei che incarnavano sembianze umane e rappresentavano elementi naturali come il sole e il vento, e il mondo spirituale. Veneravano Giove, Marte, Vesta e Quirino ed edificavano templi per celebrare i propri riti sacri. In ogni abitazione era presente un altare per celebrare gli dei protettori della casa. Numerosi i sacerdoti, che venivano scelti dai patrizi.
I riti funebri prevedevano la sepoltura della plebe all’interno delle necropoli, al di fuori delle mura cittadine, assieme ai corpi dei morti venivano lasciati  del cibo e altri oggetti  utili per il trapasso dei defunti. I corpi dei patrizi venivano invece inceneriti .
La fortuna di Roma fu principalmente data dalla sua posizione, snodo di scambi estremamente strategico: Roma era infatti collegata da diverse vie di comunicazione: attraverso l’Etruria si raggiungevano le città della Magna Grecia, grazie al Tevere si raggiungeva il mare e si trasportavano facilmente le merci e infine, grazie alla Via Salaria si raggiungevano le coste dell’Adriatico. Gli scambi commerciali avevano come oggetto il baratto, il sale era un bene molto prezioso e assumeva il valore di una moneta importante. 

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