I cavalli degli Unni


Se gli Unni venivano descritti come un popolo di uomini brutti e spaventosi, lo stesso si diceva dei loro cavalli, la vera grande arma vincente unna sui campi di battaglia!

I cavalli unni erano diversi dai cavalli attuali, e molto diversi da quelli adottati dalla cavalleria romana e, in genere, dai popoli con cui si scontrarono.

Esteticamente questi cavalli potevano sembrare poco attraenti, erano molto magri, decisamente più bassi dei cavalli adottati dagli eserciti imperiali ma erano forti, resistenti e veloci, in grado di percorrere anche 100 km senza aver bisogno di essere ferrati, di indole mansueta e in grado di trovare il foraggio anche sotto la neve, e dunque di sopravvivere facilmente anche in condizioni ambientali poco favorevoli.
L'unico territorio in cui questi cavalli si muovevano a disagio era quello montagnoso, ma nelle vaste praterie della steppa Europea, nelle pianure e nelle valli si dimostrarono molto più performanti di qualsiasi cavalleria contro cui si scontrarono.

I cavalieri unni sembravano un tutt'uno in sella ai loro cavalli, i bambini imparavano a cavalcare nello stesso tempo in cui imparavano a camminare e al galoppo di quei veloci destrieri sapevano destreggiare le armi con una  precisione che le altre cavallerie, più rigide, pesanti e diversamente equipaggiate, non possedevano. Grazie all'uso della staffa (forse inventata dagli stessi Unni, forse dai Sarmati) i loro attacchi erano sorprendentemente potenti, scanditi da repentini movimenti  inaspettati.

I guerrieri non avevano un solo cavallo ma una scuderia di cavalli al proprio seguito, in modo da poter contare sempre su un cavallo riposato per un'azione scattante. Quando gli Unni avanzavano lo facevano così velocemente che si potevano vedere le sentinelle correre disperate per annunciare l'arrivo degli Unni quando già se ne sentiva lo scalpitio sul terreno e i cieli si coprivano con la polvere sollevata dagli zoccoli.

Gli storici romani e cristiani che tanto disprezzarono gli Unni, descrivendoli come rozzi e incivili, narrarono di come si nutrissero della carne cruda che riponevano sotto la sella durante le cavalcate, appena scaldata e "cotta" dal continuo movimento del corpo sulla sella. In realtà quella carne proteggeva l'animale dall'attrito del contatto, rendendogli quindi la cavalcata più lieve, che poi quella carne venisse realmente mangiata non apparirebbe certo strano oggi, soprattutto alla luce del prezzo della carne di Kobe, pregiatissima perché "massaggiata" a mano....

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