La preistoria: il neolitico

Il passaggio dal paleolitico al neolitico è una vera e propria rivoluzione, i cambiamenti sono così radicali da rappresentare una nuova concezione della vita e del progresso, avvicinando sempre più l'uomo della preistoria alla storia.
Simbolo massimo di questa rivoluzione è la trasformazione dei ruoli: da raccoglitori si diventa agricoltori, da cacciatori si diventa allevatori.
Questa trasformazione è da leggere in una chiave programmatica complessa, l'uomo (anche se di uomo ancora non si tratta...) aveva sempre risposto ai suoi bisogni  in base alle necessità del momento, investire energie e materie per un progetto futuro rappresenta sicuramente una prospettiva nuova.
La prima conseguenza della rivoluzione neolitica è l'aumento della popolazione. Aumento dettato dal variare dell'alimentazione. Mentre l'uomo del paleolitico aveva una dieta il cui alimento principale era la carne, e dunque le proteine, con il diffondersi della coltivazione dei cereali si passa ad un'alimentazione che ha alla sua base le proteine. La diversa alimentazione influiva direttamente sulla vita delle donne, rendendo più breve il ciclo di infertilità tra un figlio e l'altro, di conseguenza nascevano più figli. Lo studio della vita dei paleolitici, poi, ha determinato un profilo di stile di vita molto particolare: si viveva in piccoli gruppi, gruppi formati da persone della stessa famiglia, il clima era rigido ma rispondeva bene alle esigenze della vita, aiutando  a conservare gli alimenti senza dover intervenire direttamente, le esigenze del gruppo erano poche e per soddisfarle bastava poco lavoro, di conseguenza il tempo libero aumentava e lo si utilizzava, per esempio, alimentando la componente divina e dipingendo nelle grotte e creando amuleti e altri ornamenti per abbellire il proprio corpo e i propri abiti. La nascita di un figlio indesiderato, poi, era discussa dalla piccola comunità che poteva anche decidere per l'infanticidio, ovvero l'eliminazione della nuova bocca da sfamare indesiderata.

Nel neolitico lo sviluppo sociale è già   tale da rendere l'infanticidio come un atto non accettabile, i gruppi crescono e con il numero di abitanti crescono le esigenze di tutti ed è nella collaborazione di tutti che si sviluppa un modello equilibrato di società. Mentre la terracotta veniva utilizzata nel paleolitico per realizzare statuette divinatorie nel neolitico la si utilizza per creare recipienti, recipienti che hanno lo scopo  di conservare i cibi all'asciutto evitando  la germogliazione dei semi o che servono per la cottura degli alimenti, i cereali infatti non possono più essere cotti direttamente sulle braci, come avveniva per le carni e per i tuberi nel neolitico, ma richiedono una cottura più elaborata, devono essere lessati per poter essere resi commestibili. Il tempo libero, nel neolitico è ben poco, e dai ritrovamenti nei siti archeologici emerge che non veniva tanto utilizzato per realizzare monili e amuleti ma piuttosto per rispondere alle esigenze di una società sempre più complessa.
Fondamentale, nel neolitico, fu l'equilibrio dei ruoli, interscambiabili e non rigidi, e la comprensione che agricoltura e allevamento dovevano essere integrati tra di loro per poter ottenere i massimi benefici.

Dedicarsi al solo allevamento determinava lo spreco del concime mentre la sola coltivazione determinava lo spreco di numerose sostanze che avrebbero potuto essere utilizzate come mangime per gli animali, accelerando quel processo, altrimenti lentissimo, di trasformazione in concime utile per rendere nuovamente fertili le terre. Questa comprensione non avvenne ovunque e allo stesso tempo, però, le comunità si adattavano alle condizioni climatiche e geografiche dei luoghi in cui vivevano, cercando di ridurre gli sprechi e di reperire le risorse alimentari in modo da sfruttare pienamente le risorse del territorio.

La coltivazione dei cereali,  rispondeva meglio alle  esigenze di grandi raccolti, mentre dai tuberi e dagli alberi da frutto si potevano ottenere solo limitati quantitativi di prodotto molto deperibile, i cereali potevano essere conservati e potevano dare grandi raccolti, necessari per sfamare la popolazione crescente. Negli orti poi si iniziarono a coltivare legumi, ricchi di proteine vegetali, ma anche questo nuovo lavoro richiedeva energie e tempo. Il tempo di ognuno veniva impiegato a seconda delle proprie capacità e della propria forma fisica. Non c'era una rigida suddivisione dei ruoli ma ci si aiutava, rendendosi tutti utili. Gli anziani e i bambini potevano badare agli animali nei recinti mentre le donne si occupavano degli orti e della cucina, gli uomini con i ragazzi più grandi erano impiegati nei campi e nel periodo del raccolto venivano aiutati anche dalle donne, che venivano sostituite nei loro ruolo dagli anziani e dai fanciulli. C'era poi la produzione dei manufatti, e la cottura delle ceramiche, e anche in questi momenti si collaborava per il benessere e la sopravvivenza di tutto il gruppo.
Con il neolitico e con il maggior lavoro che portò non scomparve  l'esigenza di soddisfare i propri bisogni spirituali e ingraziarsi gli spiriti divini per ottenere le loro favorevoli intercessioni, e all'interno di una comunità già complessa come quella neolitica compaiono le prime figure a questo scopo votate, i primi sacerdoti.
Numerose testimonianze di insediamenti neolitici ci aiutano a comprendere i ritmi della vita e i bisogni da soddisfare, nel rispetto delle diverse realtà geografiche.
Çatal Hüyük, presso l'attuale città turca di Konya, sono stati rinvenute testimonianze di diversi insediamenti risalenti a 9000/7700 anni fa.  I ritrovamenti più antichi ci parlano di una comunità che viveva di agricoltura e che coltivava l'orzo, il grano, i piselli e altri legumi, raccoglieva poi mandorle, pistacchi e colza, utilizzata per l'estrazione dell'olio, i soli animali domestici erano cani e pecore ma si praticava la caccia. In questo insediamento, per più di 2000 anni non si è fabbricato nessun utensile di ceramica (terra cotta), sostituita dall'argilla seccata al sole, con cui si intonacavano le zone dove si conservavano gli alimenti e si costruivano i muri delle case. Questo perchè il clima, non molto umido, non rendeva necessario la ricerca di altre soluzioni.  Çatal Hüyük 8000 anni fa era già una città e gli edifici erano costruiti secondo una pianta architettonica complessa: non sorgevano casualmente ma si appoggiavano gli uni agli altri, sviluppandosi in modo razionale. Questo implica considerare che, già 8000 anni fa, qualcuno non dedicava il proprio tempo al lavoro dei campi ma rivestiva ruoli diversi nella società, organizzando lo spazio urbanistico in modo da rispondere alle esigenze della popolazione.

Le case non avevano porte al pianterreno ma aperture sui tetti o nei sopralzi, la gente camminava quindi sui tetti e accedeva alle singole abitazioni attraverso delle scale. Questa soluzione suggerisce una forma di difesa dall'esterno, rimosse le scale entrare era molto difficile, se non impossibile, e questo permetteva di difendere gli abitanti dai nemici e dai ladri. Molti degli edifici di Çatal Hüyük contenevano altari e nicchie per offerte, affreschi e rilievi, questi edifici non erano abitazioni civili ma templi e, visto il numero di templi rinvenuto si è portati a credere che si trattasse di una "città santa" meta di pellegrinaggio. A Çatal Hüyük si era già sviluppata una forma di società evoluta in cui si distinguevano diverse professionalità (gli architetti, i sacerdoti, artigiani per la realizzazione degli altari e degli idoli...).

Un'altra città neolitica è quella esistita nel sito di Hacilar, a pochi chilometri da Budur. Anche qui le strade erano i tetti e non esistevano porte al piano terreno, nei cortili sono stati ritrovati focolai utilizzati in comune dagli abitanti di più abitazioni, tutte le strutture sono in argilla cotta al sole. I vasi in terracotta comparvero circa 7500 anni fa, affiancandosi all'altissima produzione di manufatti in selce e in ossidiana, il vetro vulcanico raccolto o scavato sulle pendici dei vulcani. Anche questa città rappresenta un neolitico solo agricolo, non veniva praticato l'allevamento ma la caccia, la fonte principale di alimentazione era rappresentata dai cereali e dai legumi. Un solo edificio per il culto è stato rinvenuto ad Hacilar, città probabilmente più laica rispetto a Çatal Hüyük.
Ancora diversa la storia della città di Gerico, dove dai ritrovamenti scopriamo che venivano raccolti cereali che crescevano spontaneamente, ovvero non si praticava la coltivazione. Circa 8800 anni fa a Gerico esisteva un vero villaggio con capanne a pianta circolare e ovale costruite con mattoni di argilla cruda e con pavimenti resi impermeabili da un rivestimento d'argilla . Gerico divenne una città ricca, più ricca delle città dei dintorni, e questo spinse gli abitanti a costruire delle mura in pietra scandite da torrioni di vedetta a scopo difensivo, questo implica che anche a Gerico non tutti si procacciavano il cibo individualmente ma la struttura sociale era costituita da diverse professionalità (alcuni uomini costruivano, altri difendevano...).

1 commento:

Anonimo ha detto...

bellissimo il sito ma dovete aggiungere un paio di cosette ma continuerò a consigliarlo ai miei amiche della 1 f medie bravini

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