La medicina nell'antico Egitto



La medicina era molto sviluppata nell'antico Egitto, esercitata da una casta di professionisti altamente specializzati per l'epoca che godevano di grande rispetto e stima nella popolazione.

Gli antichi medici egiziani avevano già compreso il collegamento del battito del polso con il cuore, che consideravano il centro della vita.

La conoscenza anatomica degli egizi, però, aveva un grosso limite... l'etica religiosa che imponeva di non oltraggiare un cadavere...infatti per eseguire i riti dell'imbalsamazione, si eseguiva una sola incisione, necessaria per svuotare il corpo delle viscere. Molti storici, di conseguenza, presumono che praticassero la vivisezione per studiare il corpo umano, pensiero che oggi ci fa inorridire ma che, in quell'epoca e in quella società, poteva anche essere accettato considerando che la vita umana non aveva lo stesso valore per tutti e che gli schiavi, prevalentemente stranieri, erano trattati senza alcuna considerazione umana.

L'approccio dei medici era molto simile a quello odierno, osservavano i sintomi  e in base a questi diagnosticavano la malattia prevedendone il decorso e l'esito, ossia facendone la prognosi.

A testimonianza di questo approccio analitico e moderno è stato rinvenuto e tradotto il Papiro Erbens, una raccolta di casi clinici corredata da note e commenti.





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