Educazione scolastica e familiare nell'antico Egitto


La cultura dell'antico Egitto era incentrata sul rispetto e sulla comprensione e prima ancora dell'educazione scolastica si curava l'educazione sentimentale, alimentando l'aspetto emotivo e compassionevole volto a ispirare quei principi morali che caratterizzavano il popolo come l'amore per la famiglia e per la casa, l'importanza dei legami famigliari, il rispetto del lavoro e della proprietà, propria e altrui.
Per gli egizi era importante crearsi una propria famiglia in giovane età in modo da investire tutto il tempo e le energie possibili nella cura dei figli, i rapporti tra marito e moglie non erano incentrati sull'autorità e sull'abnegazione ma sul sentimento e sul comune obiettivo di crescere i figli nel migliore dei modi possibili, dando loro la possibilità di crescere bene e offrendo loro la possibilità di affermarsi come persone anche nella vita sociale. Fino ai 6 anni di età i bambini venivano educati dalle madri, poi subentrava l'educazione scolastica vera e propria. Anche nei centri rurali più piccoli, dove vivevano solo famiglie di contadini e umili lavoratori, arrivava un vecchio scriba alla fine della propria carriera per insegnare in cambio di piccoli contributi economici, probabilmente prodotti alimentari, i primi rudimenti della lettura e della matematica a fanciulli che, se si dimostravano particolarmente dotati e motivati, potevano avere la possibilità di proseguire gli studi gratuitamente all'interno delle scuole sacerdotali, vere e proprie scuole articolate fino ai gradi universitari finalizzate a creare le classi dirigenti del paese.

educazione scolastica degli egizianiAnche i figli del popolo, quindi, potevano avere la possibilità di diventare qualcuno nell'antico Egitto, e diventare qualcuno significava diventare innanzitutto uno scriba. Quello dello scriba era il lavoro più ambito, quello che avrebbe aperto le porte del lavoro intellettuale, estraneo alla fatica fisica di chi lavora i campi o i materiali, offrendo grandi possibilità di carriera amministrativa e politica, insomma, riuscire a diventare uno scriba era un modo per garantire prosperità economica e tranquillità alla propria famiglia e alle generazioni future perché la cultura e l'educazione si tramandavano innanzitutto in famiglia, insegnando ai propri figli il proprio mestiere e trasmettendo loro le proprie conoscenze.

Le scuole sacerdotali erano molto impegnative, le giornate di studio erano lunghe ed era richiesta la massima disciplina, per gli studenti disobbedienti erano previste punizioni corporali che arrivavano fino alla segregazione in celle di punizione.




Negli esercizi di calligrafia, in quella lingua complicata in cui ogni segno doveva essere rappresentato alla perfezione in quanto legato in modo magico al proprio significato, i ragazzi ricopiavano quelle massime morali che intessevano la più nobile cultura egizia che parlava del rispetto che si doveva avere per i genitori, della discrezione che si doveva mantenere nei rapporti con gli altri, nell'educazione dei rapporti civili, nei consigli che avrebbero posto le basi per un futuro matrimonio duraturo e felice con la propria moglie. La "signora della casa", moglie e madre di famiglia, era sempre e solo una. Anche se nell'antico Egitto era praticato il concubinato, ossia la possibilità per un uomo di avere più mogli, questo era quasi esclusivamente limitato alla persona del faraone e ai personaggi più ricchi e potenti, ed era sostanzialmente uno strumento per intessere relazioni sociali e consolidarle attraverso i matrimoni, e se anche tutte le case signorili avevano il proprio harem questo altro non era che uno spazio riservato alle donne di casa non diverso dal gineceo greco se non per il fatto che la donna egizia godeva di molta più libertà e considerazione di quella greca, che nel gineceo viveva reclusa e preclusa dalla vita sociale. Certo le aperture culturali per le ragazze non erano le stesse di quelle dei ragazzi, se la famiglia era agiata le fanciulle potevano studiare con dei precettori privati e accrescere le proprie conoscenze, nei documenti egizi sono emerse le testimonianze di due donne a capo di uffici amministrativi di grande importanza per il paese ma è più facile pensare che si trattasse di eccezioni alla regola, dovute probabilmente a casi fortuiti della vita che una regola comunemente diffusa.

L'educazione impartita nelle scuole sacerdotali non aveva nulla in comune con la blanda infarinatura delle piccole scuole locali, quella dei sacerdoti era una casta aristocratica e basava il suo potere anche sulla netta differenza di conoscenze e opportunità riservate alle masse, che oltre ai rudimenti utili per effettuare la selezione naturale di quegli individui particolarmente geniali da meritare di proseguire gli studi veniva istruita attraverso le manifestazioni religiose e folkloristiche, insomma era tenuta volontariamente in uno stato culturalmente inoffensivo.
All'interno delle università templari si studiavano le discipline umanistiche e quelle scientifiche, entrambe sorrette da solide basi teologiche che solo negli ultimi anni di studio arrivavano a toccare i testi a carattere magico e rituale.

ricerca approfondita sulla cultura egizia e sull'istruzione universitaria
Tra gli studi scientifici primeggiava l'astronomia (dobbiamo agli egiziani il primo Zodiaco e i Calendari) e la geometria, materia indispensabile in un paese agricolo che necessitava di continui controlli sulle estensioni delle terre contese dal Nilo. Anche la medicina aveva notevole importanza, praticata dagli Archiatri con un grande riguardo per la farmacologia botanica e tutti i decotti, olii ed estratti utili per applicarla. Per quanto riguarda le conoscenze chirurgiche gli egizi non eseguivano studi sui cadaveri, considerati sacri, per i quali anche i riti di mummificazione prevedevano una sorta di scherno da parte dei parenti (una simbolica sassaiola che colpiva colui che doveva estrarre il cervello del defunto e praticare la ferita necessaria per le operazioni di mummificazione) ma i campi di battaglia offrivano una gran varietà di ferite da poter studiare e curare su uomini vivi.
Gli studi storici erano molto approfonditi per quanto riguarda la cronologia mentre gli studi artistici raggruppavano scultura, pittura e musica. L'espressione artistica era impregnata da un concetto religioso costante nello snocciolarsi delle dinastie per cui non si ebbe mai una vera rivoluzione artistica, quelli che erano considerati i canoni di bellezza e perfezione grafica lo resteranno per tutto il tempo della civiltà egizia.
L'approccio letterario, e scolastico in genere, può invece essere visto in modo differente tra primo e secondo impero, i moti rivoluzionari  della dinastia intermedia avevano portato la classe sacerdotale a fidarsi sempre meno del popolo e il potere della cultura divenne sempre più aristocratico ed elitario. I testi studiati nel nuovo Impero erano sostanzialmente esortazioni e massime moraleggianti, modelli epistolari, istruzioni di re Amenemhat e di Duaf e Inno al Nilo. Mentre tutta la lirica ufficiale era sempre impermeata dai canoni e dalle regole letterarie che ne limitavano l'espressione, solo con l'inno al Nilo emergeva tutta la spontanea poesia degli Egizi, solo verso il Nilo era possibile abbandonare i protocolli di una cultura millenaria per abbandonarsi al sentimento e all'elogio sentimentale più intimo e autentico.










Commenti

Posta un commento

E tu cosa ne pensi? Ti va di lasciarmi un commento?

Non copiare perché ti becco.. se vuoi citare o condividere leggi le faq