L'agricoltura nell'antico Egitto

L'egitto è il figlio del Nilo


L'Egitto è una lunga e stretta oasi immersa nel deserto, il paese deve allo scorrere del fiume Nilo il suo benessere e ne è sempre stato consapevole e debitore. Il Nilo, il fiume generoso di acque e di abbondante limo che rendeva fecondo e morbido il terreno da coltivare, un fiume così lungo che è considerato il più lungo del vecchio continente e le cui origini sono così lontane e distanti da essere sconosciute agli antichi egizi che vedevano il fiume in piena quando tutti gli altri fiumi del mondo conosciuto erano in secca. 
Il fiume, nella sua lunga e impetuosa corsa nel deserto, trasportava grandi quantitativi di materiale prezioso come silicato di alluminio, ossido di ferro, acido fosforico e sabbia quarzosa, in ogni metro cubo d'acqua c'era oltre un kg e mezzo di preziosi ingredienti che rendevano il terreno ideale per un'agricoltura ricca e facile da realizzare.
Già nella preistoria e nella protostoria gli egizi avevano imparato a organizzare l'acqua in modo da poterla sfruttare al meglio per l'agricoltura e tenevano costantemente d'occhio il livello del fiume attraverso il "nilometro" per prevedere se si preannunciava un anno di abbondanti raccolti, di siccità o di allagamenti estremi, tanto da far vivere gli egiziani come dei naufraghi per intere stagioni. Le stagioni, poi, erano concepite in base alle fasi del Nilo stesso: la prima stagione era l'inondazione, la seconda la germinazione e la terza era quella del raccolto e ognuna durava quattro mesi, in tutto l'arco dell'anno le piogge erano sostanzialmente assenti e il Nilo era l'unica fonte d'acqua.

Il diritto agrario si sviluppo' molto precocemente in Egitto, era fondamentale che ogni fondo fosse gestito in modo ottimale e che l'acqua potesse essere incanalata, disciplinata, distribuita e conservata in apposite vasche per poter essere utilizzata nei periodi di secca.

L'importanza dell'agricoltura e del Nilo nella civiltà egizia
Il governo egiziano aveva stuoli di funzionari molto preparati incaricati di controllare costantemente i confini dei campi e di modificarne le estensioni se il corso del fiume li riduceva, in modo da poter ricalcolare in modo equo le tasse imposte ai contadini e ai proprietari terrieri. Se ne deduce che le conoscenze di geometria e matematica fossero già sviluppate in epoche molto antiche tanto che già dalle prime dinastie il paese era dotato di un vero e proprio ufficio catastale dove venivano conservate le copie di tutti gli appezzamenti e le modifiche apportate nel corso della storia, informazioni che erano anche riportate sulle stele confinarie dei terreni. 
Le frodi al catasto erano punite molto severamente, si arrivava addirittura alla pena di morte, le evasioni fiscali con punizioni corporali e con la prigione.

In origine, poi, i proprietari terrieri non esistevano, la terra era del paese ed era il Faraone stesso, per mano dei suoi funzionari, a distribuirla ai contadini o alle aziende che se ne occupavano, ripagando il paese con parte del raccolto.

La vita dei contadini era una vita felice, il rapporto con il fiume e con l'agricoltura era autentico, era fonte di vita e di benessere e tutte le operazioni agrarie venivano svolte con riconoscenza e senso di appartenenza alla gloriosa classe sociale dei "merit", la classe rurale di affittuari e di lavoratori ad ingaggio di uomini liberi.

L'agricoltura era la spina dorsale del paese, che ben ne era consapevole, almeno fino alla dinastia Tolemaica, ed è significativo come nel libro dei morti, il testo sacro che stabiliva le dichiarazioni di innocenza che si riteneva si dovessero pronunciare nell'aldilà per affermare la propria purezza d'animo e ottenere la salvezza eterna, molte di queste fossero legate al mondo agrario:

  • non ho mai maltrattato il bestiame
  • non ho fatto lavorare nei miei campi nessuno oltre misura
  • non ho rubato terra e non ho mai alterato i miei confini
  • non ho scacciato gli animali dai pascoli
  • non ho frodato sull'acqua del fiume


GLI STRUMENTI AGRICOLI

Il terreno fecondato dal limo e allagato dal fiume era morbido e facile da lavorare, di conseguenza gli egiziani non ebbero mai bisogno di strumenti agricoli complessi.
I principali attrezzi erano la zappa e la falce.
La zappa sintetizzava tutto l'amore che gli egiziani avevano per la terra, il nome dei "merit" deriva dal termine egizio zappa, è uno strumento quasi sacro, utilizzato alla stregua del piccone attuale nell'inaugurazione ufficiale dei cantieri, oggetto presente in quasi tutte le tombe, faraoniche e non.

L'introduzione dell'aratro viene tradizionalmente attribuita a Osiride e non è che l'estensione della zappa applicata però ai buoi, in modo da limitare la fatica umana.

Gli strumenti agricoli venivano costruiti all'interno delle aziende stesse e si crearono le specializzazioni necessarie per un artigianato sempre più pregevole.

Con la zappa prima, e con l'aratro poi, si lavorava il terreno per la semina, e terminata la semina mandrie di montoni venivano lasciate libere di scorrazzare per i campi, comprimendo così la terra che racchiude il seme e fecondandola ulteriormente con il proprio concime. 
Il raccolto era un momento di grande gioia, finalmente si potevano vedere e raccogliere i frutti di una terra tanto generosa, si lavora cantando e quelle vaghe nenie che ancora sopravvivono nei campi egizi sono forse la più antica testimonianza verbale e sonora della civiltà egizia. I contadini sono seguiti dalle spigolatrici, giovani ragazze dotate di cesti che riempono di tutto quello che può essere stato dimenticato, affinché neanche un chicco del raccolto venga sprecato.

I campi di grano vengono falciati, i covoni composti  e disposti, con forconi di legno uguali a quelli attuali, in uno spesso strato nell'aia, un'area appositamente destinata alle operazioni agrarie dei centri rurali, dove nuovamente gli animali li calpestano separando il grano dalla spiga.
A questo punto subentrano le donne, che con grande pazienza separano la paglia dai preziosi chicchi, chiacchierando scherzosamente con le altre compagne.

Il grano pulito veniva poi trasportato in appositi granai dove i funzionari lo pesavano e annotavano tutte le informazioni utili. Fino all'introduzione della moneta ad opera di Dario I, ma per certi versi anche oltre, era il grano la principale valuta del paese ed era con quello stesso grano, versato in parte come "tributo" che venivano pagati i funzionari dello stato.

Il declino dell'Egitto si deve alla scarsa considerazione attribuita all'agricoltura e alla vita rurale dalla dinastia Tolemaica, l'ultima che regnò sul paese. L'introduzione della moneta non ebbe immediati effetti sull'economia in quanto per molto tempo il baratto, e dunque il riconoscimento di un valore di scambio tangibile, regnarono in molti mercati popolari. Era facile scambiare il grano e i prodotti della terra con calzature, abiti, prodotti artigianali o altri alimenti ma con la moneta il valore della produzione agricola subì un enorme deprezzamento. Con i Tolomei infatti l'oro fu intenzionalmente sopravvalutato, con il conseguente dissesto del cambio sui mercati esteri. Il lavoro del contadino divenne un lavoro miserabile che non dava più di che vivere, e i campi furono lentamente abbandonati per cercare altre occupazioni apparentemente più redditizie. Quella che era stata per millenni una società florida, orgogliosa dei prodotti di quella terra graziata dalle acque del Nilo, felicemente sedentaria e pacifica diventa improvvisamente una società debole, senza più stabilità economica, con le radici sradicate dalle stesse autorità governative, una società facile preda di conquista da parte dell'impero Romano prima e dai paesi arabi poi.




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