L'interpretazione delle norme giuridiche


Le norme giuridiche possono essere scritte in modo semplice, ed esprimere in modo conciso il proprio intento, o in modo estremamente articolato, interpretare le norme significa chiarirne il significato e individuare i casi pratici in cui queste norme trovano applicazione.

Il compito di interpretare le norme spetta principalmente a magistrati e giudici che si trovano a dover affrontare i casi concreti individuando le norme che disciplinano i diversi aspetti della materia. La preparazione di giudici e magistrati è molto specifica, oltre alla laurea devono superare un esame di stato molto difficile e selettivo e dimostrare non sono di possedere conoscenza con la legge ma di saperla anche interpretare riconducendola, appunto, all'aspetto pratico. L'interpretazione della legge effettuata in un processo si chiama interpretazione giudiziale. 

Il primo passo per interpretare una legge è quello letterale, ossia cogliere il significato specifico delle parole scelte dal legislatore per formulare una norma. La norma però deve anche essere collocata all'interno del panorama ampio dell'ordinamento giuridico, occorre quindi capire quali interessi si intenda tutelare e quali obiettivi perseguire, e questo si ottiene con l'interpretazione logica della norma.

Oltre all'interpretazione delle norme ad opera degli addetti ai lavori per eccellenza, i giudici e i magistrati, c'è poi l'interpretazione autentica, ossia un documento esplicativo con cui l'organo legislativo che ha emanato la norma ne spiega ampiamente le finalità chiarendone il contenuto e l'interpretazione dottrinale, ossia tutta la letteratura giuridica scritta da esperti del settore e rivolta agli utilizzatori per dare indicazioni pratiche sulla corretta applicazione della norma. L'interpretazione autentica è vincolante, quella dottrinale no.


diritto per la scuola superiore: l'interpretazione delle norme

Il giudice che è chiamato ad esprimersi su un caso specifico che non è disciplinato in modo univoco da una norma precisa non può rifiutare il caso e deve ricorrere all'analogia, ossia utilizzare la logica per capire quali ambiti sono affini e quali norme possono essere estese al caso in oggetto per arrivare infine ad un giudizio.

Se non ci sono norme analoghe, il giudice sarà comunque chiamato ad appellarsi ai principi generali del diritto, materia che conosce ampiamente per poter capire a quali principi il caso specifico possa essere associato per pronunciare il proprio giudizio.

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