Flavio Ezio, l'ultimo dei Romani

Quando Galla Placidia dovette scegliere il generale da affiancare nel governo a suo figlio Valentiniano aveva due scelte: Bonifacio ed Ezio.

Scelse Bonifacio, destinato a morire proprio per le ferite riportate proprio in uno scontro con le truppe di Ezio. 

L'imperatrice non si fidava completamente di Ezio, che pare sostenesse l'usurpatore Giovanni,  ma quando gli fu affidato il comando militare Ezio si comportò in modo esemplare, dimostrando una lealtà incondizionata verso l'Impero, arrivando anche a sposare la vedova di Bonifacio.

Ma chi era Ezio? il Generale più potente dell'Impero Romano

La storia di Ezio è lunga e avventurosa, e inizia in Bulgaria, dove nasce dal matrimonio del padre, generale dell'Impero di origini Gote (per qualcuno scite) e da una nobildonna romana. Da adolescente era stato prima ostaggio dei Visigoti di Alarico e poi, appena maggiorenne, aveva vissuto la stessa esperienza con gli Unni. Poco più piccolo di Valentiniano e poco più grande di Attila, Ezio era un uomo dell'impero ma con una profonda formazione militare acquisita tra i barbari  con cui strinse intensi legami d'amicizia. Le truppe che gli permisero di essere considerato intoccabile erano unne, e lui utilizzò tutte le sue doti diplomatiche per far assegnare agli Unni parte della Pannonia. 

Ezio è stato molto amato dagli storici che scrissero di lui grandi lodi, San Gregorio di Tours, vescovo franco e diplomatico, ce lo descrive come un uomo di statura media, virile, ben fatto, ne troppo esile ne troppo pesante, con arti vigorosi e abilissimo cavaliere, bravo con l'arco e forte con la lancia. Le sue qualità non si limitavano a quelle fisiche e guerriere, era un abile paciere, libero dall'avarizia e dalla cupidigia, dotato di virtù intellettuali, molto tollerante verso le scorrettezze, gran lavoratore intrepido nei pericoli e capace di sopportare le durezze della fame,  della sete e della mancanza di sonno.

Anche Procopio, avvocato bizantino, scrive parole di elogio su Ezio, arrivandolo a definire, con Bonifacio, l'Ultimo dei Romani in quanto incarnava tutte le migliori qualità che distinsero la civiltà romana.

La forza di Ezio: le truppe barbare!

Ezio, il generale goto definito l'ultimo dei Romani
L'esperienza passata con i Visigoti e con gli Unni non fu solo militare ma soprattutto diplomatica, Ezio infatti fin dall'inizio della sua carriera si affidò largamente alle minoranze che gli fornivano truppe in cambio di terre su cui risiedere come federati. Una delle vittorie più eclatanti di Ezio fu quella contro i Burgundi, che vennero annientati completamente grazie alle truppe Unne che lo servivano. Se la storia dei primi decenni tralasciò i dettagli su questa clamorosa distruzione di un popolo nei secoli a venire le leggende iniziarono a riportarla nel Nibelungenlied e nell'Edda scandinava. 

Quando Galla Placidia morì e Valentiniano dovette scegliere tra accettare il matrimonio tra Onoria e Attila, e concedere metà dell'Impero quale dote, o la guerra... scelse la guerra perché aveva Ezio al suo fianco e si sentiva militarmente in grado di annientarlo.

Valentiniano probabilmente non sapeva quanto sarebbe stato grande l'esercito messo insieme da Attila, mancavano le truppe Unne, stanziate in Armenia per contrastare i Persiani, ma le truppe alleate, soprattutto germaniche, erano numerose e agguerrite: Gepidi, Ostrogoti, Sciri, Svevi e Allemanni erano al fianco di Attila.

Nella battaglia dei campi catalaunici Attila ed Ezio si sfidarono in una guerra cruenta e sanguinosa, Attila, prima di iniziare la battaglia, aveva interpellato i suoi sciamani che gli avevano predetto la morte dell'avversario e Attila aveva pensato a Ezio, qualcuno morì realmente, il re visigoto Teodorico.

La fine dell'Impero

Quando, un anno dopo, Attila saccheggiava allegramente le città della Lombardia Ezio fremeva per intervenire, pur consapevole che le truppe su cui poteva contare erano scarse e demotivate in quanto i romani facevano di tutto per scansare il servizio militare, ma Valentiniano non lo sostenne e preferì cercare l'intercessione papale per risolvere la questione in modo diplomatico.

Ezio era diventato troppo potente, troppo importante, troppo intraprendente per Valentiniano che aveva sempre nutrito dei dubbi sulla sua lealtà e ora più che mai temeva di essere detronizzato, e a suggerire all'imperatore quanto Ezio potesse essere pericoloso fu un personaggio bieco dell'alta società romana, Petronio Massimo, un uomo con uno stile di vita appariscente e costoso che si intrallazzava con successo nella politica di Roma stringendo amicizie clientelari e dispensando e richiedendo favori. 

Ezio nutriva si qualche ambizione reale, non tanto per se quanto per suo figlio Gaudenzio, che avrebbe voluto far sposare con la figlia di Valentiniano, ma Petronio Massimo lo considerava un avversario troppo ingombrante in quella corte piena di lacchè, e con la  complicità dell'eunuco Eraclio convinse Valentiniano che Ezio tramava per ucciderlo e prendere il suo posto.

Epilogo: muoiono tutti!

Quando Ezio si recò a palazzo per richiedere il dovuto compenso  per il suo lavoro, Valentiniano afferrò la spada e lo trafisse, colpendolo a morte. Questo accadeva nell'anno 454, più o meno un anno dopo la morte di Attila.

La storia di Ezio finisce con questa morte ingloriosa, lui tanto stimato dai letterati romani e non, uomo di parola, uomo d'azione, comandante senza uguali, politico fine e stratega raffinato, l'ultimo dei Romani degno di rappresentare il meglio di quanto la civiltà romana aveva saputo esprimere e concretizzare, morì per mano di un imperatore timoroso e facile da manipolare, che morì a sua volta per mano dello stesso Petronio che convinse due guardie personali di Ezio di origine barbariche, Optila e Taraustila, a vendicare la morte di Ezio uccidendo Valentiniano, mentre la sua scorta personale osservava senza intervenire. Gli intrighi di Petronio lo porteranno effettivamente sul trono ma per soli 90 giorni,  quando i Vandali approdarono in Italia con scopi bellici bastò la notizia del loro attracco per fare ammutinare le sue guardie che lo uccisero, lo fecero a pezzi e lo gettarono nel Tevere. Ora che non c'era più Ezio a difendere l'Impero, l'esercito non riconosceva più l'imperatore. Per fortuna di Roma, il papato di Leone I, forte e autoritario, durerà ancora per un decennio per sostituire un potere centrale con quello temporale del clero.

 







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