Attila e gli Unni

Devo premettere che questa non sarà una pagina imparziale, nutro una grande ammirazione per Attila e credo che la storia l'abbia trattato troppo spesso ingiustamente, etichettandolo come "il flagello di Dio" esattamente come considerava i "Barbari" popoli inferiori rispetto ai Romani. 

Se fosse stato così, la storia non avrebbe seguito il corso che ha seguito. Non c'era nulla di arretrato nei barbari e gli Unni, che vissero il loro momento di grande potere con l'abile Attila, non erano affatto popoli di ignoranti e bruti.
Vivevano molto di più a contatto con la gente reale e con il territorio e la loro cultura era sicuramente più pratica e pragmatica rispetto a quell'Impero Romano che ormai aveva perso spina dorsale.

Io preferisco la definizione che gli riservò Prisco de Panion dopo la sua visita, molto più calzante per descriverlo: "un uomo nato per sconvolgere le razze del mondo. La potenza di quest'uomo così fiero appariva dagli stessi movimenti del suo corpo".

L'aspetto fisico degli Unni

Attila, il re degli Unni, ricerca di storia

Certo gli Unni, a vederli,  non erano propriamente belli... e non certo per i tratti mongolici del viso, che anzi potevano ispirare una certa nobiltà nell'aspetto, ma per le numerose cicatrici che adornavano le loro teste allungate, considerate dagli occidentali deformi. Gli Unni volevano distinguersi, riconoscersi, sapere di appartenere ad un'etnia ed era loro abitudine fasciare le teste dei neonati con bende molto strette in modo da provocarne l'allungamento del cranio.  
E' difficile dire se questa pratica veniva praticata su tutti i componenti o solo su alcuni, molti reperti archeologici hanno restituito crani allungati, è probabile che fosse riservata a quelle famiglie importanti i cui figli avrebbero ricoperto ruoli importanti nel comando o nella divinazione sacerdotale. Fatto sta che i letterati del tempo li descrivevano come deformi, ma spesso scrivevano per sentito dire e impregnati da pregiudizi, dalle comode sedute dei ricchi palazzi in cui trovavano ambienti lussuosi che volevano essere assecondati nella propria lusinghiera auto celebrazione svilendo i propri nemici.

Le cicatrici poi erano un altro importante tratto distintivo, non solo quelle collezionate con le battaglie ma soprattutto quelle che assumevano una valenza simbolica, come i profondi squarci che si inferivano da guancia a guancia esattamente come se fosse il tatuaggio tipico della tribù in occasione dei lutti più dolorosi, solitamente alla morte di un capo particolarmente apprezzato. Perché le lacrime che accompagnavano questi stimati defunti dovevano essere impregnate di sangue e coraggio. 

Originari dell'Asia centrale, gli Unni erano abili cavalieri e sapevano destreggiarsi sui cavalli con tale abilità da riuscire a risultare veloci, imprevedibili ed estremamente organizzati. I Romani si stupirono molto nel vederli cavalcare all'incontrario, posizione che permetteva un utilizzo delle armi decisamente audace ed efficace. I cavalli degli unni poi erano piccoli e veloci, una razza perfetta per le azioni sul campo.
Poi, che Attila fosse uno stinco di santo, questo non si può affermare, si sostiene che la misteriosa morte del fratello maggiore Bleda sia stata opera sua, ma anche questi fratricidi non erano estranei alle culture occidentali...

Attila viene definito come un uomo violento per i fiumi di sangue che lasciava al suo passaggio, ma non uccideva in modo arbitrario, rispettava e instaurava rapporti di collaborazione con i contadini, quelli che la terra la coltivavano anche se non la possedevano e che non ebbero mai nulla da temere dal "violento" Attila.

Le conquiste di Attila partono dalla Russia e dal Danubio e arrivano alla Germania, in quel periodo i popoli barbari erano tanti, in contatto tra di loro e in grado di allearsi, collaborare o attaccarsi, era una guerra diversa da quella di frontiera a cui i popoli dell'impero romano erano abituati, era una guerra che piombava in casa all'improvviso e distruggeva tutto, qualcosa a cui non erano preparati.

Gli Unni, un popolo accogliente

Attila...  l'uomo in grado di sconvolgere le razze,  questa affermazione è sicuramente vera, all'interno della comunità unna trovavano rifugio molti stranieri, barbari o romani che fossero, e nel momento in cui si inserivano nella società, prendendo moglie e mettendo su famiglia, combattendo al fianco degli Unni contro i nemici, non erano più stranieri ma parte integrante della comunità. Al tempo di Attila solo un quarto degli Unni aveva i tratti fisici etnicamente autentici, ovvero quelli mongolici, la maggior parte della popolazione aveva lineamenti diversi, risalenti alle origini più disparate di chi aveva scelto di diventare Unno pur non essendo nato tale.

La società unna era una società semplice ma onorevole all'interno della quale i crimini non erano ammessi e venivano puniti con la morte, nella società unna non si uccideva, non si mutilava, non si rubava, non servivano leggi scritte per sottolineare quello che era il codice d'onore da sempre della popolazione. 

Le ricchezze erano costituite dai bottini di guerra, dalle incursioni, dai furti e dalle scorrerie perpetrate verso gli stranieri, anche se l'abilità degli Unni li portò a chiedere semplicemente dei tributi per garantire la pace, probabilmente non venivano distribuite a tutti nello stesso modo ma sicuramente nella popolazione unna non c'era una distinzione tra classi sociali così netta, nei fatti, come nella società romana, c'erano i ricchi in entrambe le fazioni, certo, ma non c'era la stessa povertà, la stessa oppressione, la stessa gogna su un futuro che costringeva a praticare lo stesso mestiere dei genitori per tutta la vita, per tramandarlo ai propri figli, così come non c'era l'obbligo di aderire ad una particolare religione ma una vera tolleranza, infatti all'interno della comunità unna nessuno è mai stato perseguitato per la propria fede. 

Era sicuramente una società più meritocratica in cui l'impegno personale e la fedeltà al proprio leader potevano garantire accettazione sociale, cibo e ricchezze a sufficienza per una vita dignitosa e libera.








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