Il Cristianesimo Religione di Stato nell'Impero Romano


Durante una guerra, Costantino ebbe una visione e si convertì al Cristianesimo, che divenne religione di stato alla sua morte, nel 331 d.C.
Dietro a questa versione ufficiale, molto pittoresca, c'è molto altro...

I vantaggi del monoteismo

Costantino sapeva bene che il monoteismo poteva offrire dei vantaggi rispetto al politeismo, e gli bastava guardare all'esempio dei sovrani sasanidi di Persia, nemici di Roma che avevano vantaggiosamente manipolato lo Zoroastrismo a proprio vantaggio per consolidare e rafforzare il proprio potere.
Tentativi di rafforzare una figura divina sulle altre, del resto, erano già stati attuati anche dai romani con il culto del Sol Invicus, il Sole invincibile, che richiamava il culto del dio sole dell'antico Egitto, ponendolo in una posizione privilegiata nel vasto mondo popolato da tanti dei romani e adottandolo come culto imperiale. La creazione di una distinzione, la supremazia di una figura divina sulle altre, avevano spianato la strada al processo che avrebbe portato all'ufficializzazione del monoteismo.

L'attualità del Cristianesimo nella società romana

Alle origini il Cristianesimo non era una religione basata su regole, dogmi e doveri, era un codice morale fondato su principi etici e filosofici legati alla vita quotidiana, al rispetto, al valore della vita e ai rapporti tra le persone. La religione politeista era un'istituzione consolidata in cui i sacerdoti, dall'alto del loro ruolo divino, imponevano sacrifici minacciando in nome di dei vendicativi e capricciosi ed esercitavano i loro rituali in modo esclusivo, escludendo la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione.
Il Cristianesimo era accogliente, accettava tutti e in particolare gli oppressi, facendoli sentire parte di una comunità collettiva in cui non si predicava la cattiveria divina ma la consolazione, la condivisione, la compassione. Era molto più vicino alla gente, era una religione che spontaneamente si era diffusa, attraverso il peregrinare degli eredi morali dei testimoni della vita di Gesù Cristo e dei suoi insegnamenti, entrando nelle case, nelle cucine degli schiavi e nei palazzi nobiliari, offrendo una risposta credibile ai bisogni della gente, indipendentemente dal ceto sociale, dalla professione o dalla condizione economica.

La plasmabilità del potere religioso

Con la conversione al monoteismo l'imperatore perde il suo status divino, ma lo sostituisce abilmente con quello di "prescelto dal divino", il fatto di potersi rappresentare come designato, come prescelto di Cristo esattamente come gli Apostoli seppe rendere gli imperatori più abili ancora più potenti e saldi nel loro potere, anche se la maggior parte degli imperatori che si avvicendarono erano solo deboli simboli dell'altrui volere.
Il passaggio dal politeismo al monoteismo, comunque, non fu una rivoluzione radicale, in sostanza con il consolidarsi dell'apparato statale religioso si sostituirono alcune figure ad altre, così la vecchia triade capitolina composta da Giove, Giunone e Minerva fu sostituita dalla Santissima Trinità composta dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo; la Regina Mater fu sostituita dalla Vergine Maria e i vari santi che si diffusero sul territorio nel tempo presero il posto dei tanti dei locali.
Naturalmente, con il consolidarsi dell'apparato statale della nuova religione si ricreano anche tutte quelle differenze sociali che appartenevano alla vecchia, e così risalgono in auge i sacerdoti, inquadrati in un clero capeggiato da un papa e governato dai vescovi, e i preti tornano a celebrare funzioni distanti dalle esigenze della popolazione, ribadendo il concetto elettivo di vocazione divina riservata agli eletti, in netto contrasto con il cristianesimo originario.
La nuova religione sostituiva la vecchia, adattandosi ai vecchi schemi, cambiavano le figure, i nomi, e cambiavano gli anni, passando dal sistema "ad urbe condita", ovvero dalla fondazione della città, ad Anno Domini, l'anno del Signore, così come calcolato dal monaco Dionigi il Piccolo.


Il controllo sulla popolazione

Se il cristianesimo aveva la capacità di radunare molte persone, la chiesa in quanto istituzione aveva la possibilità di controllare le persone, le idee, i movimenti. 
La morale cristiana che valorizzava la povertà e l'astinenza era una vera manna dal cielo per la schiera di prelati che rappresentavano un impero dove la tassazione e la disuguaglianza sociale erano alla base della società, dove l'ereditarietà del lavoro era una condanna alla miseria e la religione divenne lo zuccherino per fare accettare senza proteste le disuguaglianze sociali nel nome dell'accettazione del proprio destino. Il Cristianesimo, diventando religione di Stato, si allontanò radicalmente dall'idea filosofica iniziale che predicava amore e compassione e divenne uno strumento di controllo e di oppressione.

Nuovi edifici religiosi

Le grandi congregazioni religiose richiedevano ampi spazi per riunirsi, furono edificate nuove Chiese, come la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli che, con la sua struttura a cupola influenzò i canoni architettonici delle chiese orientali e delle moschee a venire, e altri edifici furono riconvertiti a Chiese, i vecchi tribunali di Roma e le basiliche civili divennero luoghi di culto, così come altri luoghi furono consacrati perché testimoni delle persecuzioni cristiane, come il Colosseo. 

La tolleranza verso il paganesimo

Nonostante prima di Costantino il cristianesimo fosse perseguitato, l'adozione alla nuova religione monoteista a religione di Stato non alimentò alcuna persecuzione verso chi ancora praticava il paganesimo, tra la popolazione, poi, molte pratiche pagane erano parte delle tradizioni domestiche e come tali continuarono ad essere praticate nel tempo. Il Cristianesimo attirava spontaneamente le masse da non richiedere conversioni forzate e se il sacrificio pagano fu vietato non fu lo stesso per il paganesimo, che continuò ad essere praticato e che anzi, sotto l'imperatore Giuliano tornò, per un breve periodo, ad essere la religione ufficiale, innescando nuovamente la persecuzione dei cristiani.

Religione Orientale e religione Occidentale, gli scismi

La scelta di dividere l'Impero in Orientale ed Occidentale era stata la naturale conseguenza di diverse culture e modi di vivere, e anche l'evoluzione del Cristianesimo fu vissuta con approcci filosofici diversi dai due volti dell'Impero.
I teologi orientali e occidentali si persero in chiacchiere che portarono a prese di posizioni opposte, la religione per loro era cavillo, era sofismo, sfumature interpretative, lontana da quella partecipazione che accomunava la gente e si arenava su dibattiti accesi da cui nascevano divisioni molto aspre, gli scismi, ossia dichiarazioni che rendevano le avverse fazioni colpevoli di eresia e dunque perseguitati. In pratica i prelati filosofeggianti che vivevano nei monasteri o alle corte degli imperi si  fossilizzavano su prese di posizione interpretative di aspetti cavillosi e li difendevano fino a imporre il proprio pensiero a tutti, o all'esserne schiacciati in quanto perdenti e dunque, etichettati come eretici. 
Gli scismi uccisero più cristiani di quanti non ne morirono nel Colosseo, dati in pasto ai leoni dalle persecuzioni degli imperatori nei primi secoli del Cristianesimo.


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