Gladiatori e amazzoni di Roma

L’anfiteatro Flavio, oggi più conosciuto con il nome di Colosseo, fu inaugurato nell'anno 80 con 100 giorni di celebrazioni che costarono la morte di 10.000 prigionieri e di 9000 animali.
Non sappiamo da chi fu progettato perché all'epoca non era tanto importante il ruolo dell’architetto quanto quello del committente. Il Colosseo fu commissionato da Vespasiano e fu inaugurato quando questi era già morto, sotto l’imperatore Tito, entrambi gli imperatori traevano le loro origini della dinastia dei Flavi, e da questo deriva il nome dell’anfiteatro Flavio. 
Ai romani piaceva molto assistere alle battaglie tra gladiatori, spettacoli crudi e spesso crudeli, già appartenuti alla cultura etrusca, e affollavano l’anfiteatro ogni volta che c’era uno “spettacolo” a cui assistere.

Chi erano i gladiatori?

I gladiatori erano in prevalenza soldati catturati durante la guerra e addestrati per fare divertire il popolo.  
I primi gladiatori furono gli schiavi, costretti a combattere sulla tomba dei loro defunti padroni, successivamente questa forma di combattimento divenne un fenomeno di intrattenimento di massa con livelli di professionalità sempre maggiori che vedeva come protagonisti di questo macabro show soldati catturati durante la guerra e condannati a morte per diversi reati, fino a diventare una vera professione a cui potevano accedere anche persone libere, preferibilmente - ma non necessariamente - non cittadini romani. 

Il popolo acclamava e scommetteva nell'arena, la lotta fino alla morte tra uomini e uomini o uomini e animali era un vero e proprio business per gli antichi romani e gli uomini liberi che decidevano di vendersi alle scuole gladiatorie potevano farlo per la sete di fama o, più spesso, proprio per fame, perché diventare gladiatore poteva generare considerevoli guadagni.

Le scuole gladiatorie avevano il compito di addestrare i gladiatori per prepararli al combattimento nell'arena, gli allenamenti erano duri e continui, i gladiatori dovevano esercitarsi con diverse tecniche di combattimento e armi, i combattimenti potevano avvenire con tecniche e armi differenti, i sanniti combattevano con spada e scudo, i traci utilizzavano una rotella e un pugnale, e ancora reti e tridenti, fino ad arrivare alla lotta disperata a mani nude. 

I gladiatori si sottomettevano al capo della famiglia gladiatoria attraverso un giuramento, e questi aveva potere di vita e di morte su ogni gladiatore del suo clan, alloggiavano in celle simili a quelle delle caserme intorno a un’arena centrale dove si allenavano quotidianamente, prima contro sagome umane e poi contro avversari reali con armi finte fino ad essere pronti per lo spettacolo vero e proprio. Seguivano una dieta a base di legumi, cereali e vegetali e prima degli scontri bevevano un infuso di fieno greco considerato rinforzante. La sete di spettacolarizzazione non si arrestava mai, e oltre agli spettacoli tra gladiatori  i romani cercavano sempre di realizzare nuove situazioni, spesso grottesche come quella voluta da Domiziano nel 90, quando fece combattere nani contro donne, questo non è stato comunque l'unico caso in cui le donne hanno combattuto nell'arena, anche se i combattimenti tra amazzoni erano rari e scoraggiati da molti imperatori, osteggiati per un diffuso maschilismo che preferiva relegare le donne tra le mura domestiche piuttosto che vederle cimentarsi in attività considerate maschili. Gli spettacoli erano sempre accompagnati da accurate coreografie a base di musica, ascensori e macchine roteanti, effetti speciali, animali esotici, e tutto quanto potesse sorprendere e stupire per rendere ancora più incredibile lo show. 

Contrariamente a quello che si pensa, i combattimenti non terminavano spesso con la morte del perdente e non dipendeva dal volere del pubblico, addestrare un gladiatore costava ingenti risorse di tempo e denaro, e soltanto comportamenti vili potevano determinare l’acclamazione della folla del verdetto di morte. L’organizzatore dei giochi, inoltre, doveva risarcire una cifra molto alta per ogni gladiatore ucciso, e raramente questi ne richiedeva la morte al vincitore. Se un gladiatore restava ferito in combattimento, aveva la facoltà di chiedere che questo terminasse. Dopo molte vittorie capitava che ai gladiatori più bravi si offrisse la possibilità di congedarsi, ma raramente accettavano, un gladiatore di successo godeva di fama e potere e rinunciarvi non era facile.
Prima dei combattimenti veniva allestito un banchetto, gli spettatori potevano mescolarsi tra i tavoli e prendersi gioco dei gladiatori, o scatenarsi in un tifo sguaiato se a combattere c’era un gladiatore famoso, e capitava che il tifo degenerasse in rissa furiosa. 

Nelle venationes, le “cacce”, l’esito invece era solitamente infausto, gli scontri tra gladiatori e  belve feroci come tigri, pantere, orsi, rinoceronti o elefanti si concludevano sempre in modo drammatico. 

Nell'arena non si assisteva solo ai giochi gladiatori con combattenti professionisti, si eseguivano anche le sentenze capitali, spettacolarizzate in modo macabro. Disertori e prigionieri di guerra prima, e cristiani perseguitati per la fede che professavano poi, furono vittime della crudeltà del Colosseo e dell'Impero Romano.

Fu l’imperatore Costantino I, nel IV secolo, a proibire i giochi gladiatori, dopo aver abbracciato la fede cristiana, anche se questi continuarono ancora fino al medioevo, in modo clandestino.
Oltre agli spettacoli dei gladiatori tenuti nell'arena, i romani erano appassionati anche delle Naumachie, rappresentazioni di storiche battaglie navali che si tenevano in acqua. Non si trattava comunque di spettacoli teatrali ma di ricostruzioni vere e proprie, gli interpreti erano prigionieri e condannati e la battaglia era reale. Organizzare una Naumachia richiedeva comunque grandi investimenti di denaro, e queste battaglie navali erano eventi grandiosi ma poco frequenti.

Grande riscontro ottenevano anche le corse con le bighe, ma anche in questo caso  i rischi dei corridori non erano minori rispetto a quelli dei gladiatori, gli incidenti erano frequenti e spesso fatali, del resto anche diventare un bravo corridore significava diventare amato dal pubblico e guadagnare molto denaro.

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