Abitudini e curiosità degli antichi romani

Come vivevano i romani? Ecco alcune informazioni e curiosità che ci aiutano a capire meglio le abitudini di vita dei romani.


I romani erano piuttosto superstiziosi, la loro giornata doveva iniziare con il piede giusto, ossia il destro, ed era questo il piede che appoggiavano per primo a terra quando scendevano dal letto e quando uscivano di casa. Se si sbagliavano?
Ricominciavano da capo!
Era di buon auspicio, appena usciti di casa, incrociare un sacerdote, un cavallo bianco o un uomo con la gobba.
Anche la tradizione di varcare la soglia di casa, il giorno delle nozze, portando la sposa in braccio arriva dagli antichi romani, e deriva da una credenza popolare per cui, se la sposa fosse inciampata nel varcare la soglia della nuova casa si sarebbe inimicata gli spiriti domestici.
I romani scandivano il tempo della giornata in un modo molto diverso dal nostro, che prevede 24 ore di uguale durata. Suddividevano in dodici intervalli l’arco della giornata in cui potevano contare sulla luce diurna, ossia dall'alba al tramonto. Le ore estive risultavano ovviamente molto più lunghe di quelle invernali.


Cura del corpo e beauty farm dell'antica Roma

Gli antichi romani non si lavavano in casa, subito dopo essersi alzati. L’acqua corrente, del resto, era un lusso che pochi ricchi potevano permettersi. Avevano l’abitudine di lavarsi prima del pranzo, facendo il bagno nelle terme o nei bagni pubblici. Di solito prima dell’ora del bagno c’era l’ora del “gioco a palla”, i romani giocavano al trigon, un gioco con tre partecipanti, a palla al balzo, palla al muro e altri giochi antenati del nostro “calcio”.

I romani non si radevano da soli ma si rivolgevano all’antico barbiere, il Tonsor, che inumidiva la pelle dei clienti solo con l’acqua prima di raderli. Capitava spesso che la lama procurasse ferite se non addirittura sfregi sui romani, queste ferite venivano curate applicando una mistura di ragnatele bagnate con olio e aceto. Molti romani preferivano quindi farsi crescere la barba. Ma il tonsor non era solo il barbiere, la sua bottega era quasi un salone di bellezza per i romani che si sottoponevano a trattamenti ringiovanenti, si facevano tingere, profumare e arricciare i capelli, senza trascurare la cura del viso, che veniva truccato con dei belletti per nascondere i difetti della pelle come i nei e per ravvivare la carnagione.
Quando un giovane si faceva radere per la prima volta la barba si svolgeva un vero e proprio rito, il depositio barbae, ossia la deposizione della barba. La barba tagliata veniva offerta alle divinità e la famiglia del giovane festeggiava l’evento in modo solenne, banchettando con amici e parenti.

Se il Tonsor si prendeva cura degli uomini dell’antica Roma, alle donne ci pensavano invece le ornatrices, le odierne parrucchiere ed estetiste, che avevano il compito di acconciare, truccare e anche depilare le donne romane.
Il trucco che andava di moda ai tempi dei romani consisteva nello schiarimento della fronte e delle braccia attraverso la stesura di gesso e biacca, mentre le labbra e le gote venivano dipinte di rosso con ocra o feccia di vino. Gli occhi e le ciglia venivano truccati di nero con fuliggine o polvere di antimonio mentre per pulire i denti si utilizzava la polvere di corno.
Terminata l’operazione di trucco e parrucco la preparazione continuava con la vestitura e con l’ingioiellamento: diademi sui capelli, orecchini, collane e catenelle, spille, anelli, braccialetti e cavigliere.
I romani praticavano sport e curavano il proprio corpo lavandosi spesso e applicando unguenti profumati a base di olio di oliva, mandorla, rosa e noci.

Ai romani piaceva molto fare festa!

I romani amavano le feste più del lavoro, i giorni dedicati alle feste erano ben 182 in un anno! Durante i giorni di festa si svolgevano spesso le gare di corsa a cavallo, e oltre ad assistere agli spettacoli i romani amavano scommettere su chi avrebbe vinto. Anche i giochi d’azzardo erano molto praticati, soprattutto quello dei dadi e il gioco delle noci. Il giro delle scommesse poteva creare molte fortune economiche, e poteva mandare molte famiglie sul lastrico! 
Verso la metà di febbraio gli antichi romani celebravano il passaggio dall’inverno alla primavera attraverso la ricorrenza pagana dei Lupercali, così chiamata perché dedicata a Luperco, antico dio latino anche associato a Fauno. La commemorazione si svolgeva nella grotta del Lupercale, nei pressi del Palatino, dove, secondo la leggenda, il pastore Faustolo aveva trovato Romolo e Remo allattati dalla lupa. Il cerimoniale era piuttosto cruento, prevedeva il sacrificio di capri e cani, seguito da un rito di iniziazione di alcuni giovani che, vestiti delle soli pelli dei capri immolati correvano intorno al Palatino percuotendo con fruste di pelle di capra il terreno e le donne, per donare fecondità. Dal 13 al 21 Febbraio si celebravano i defunti tramite la celebrazione dei Parentaliain mentre la festività di Saturnalia ricordava un po’ il nostro natale in quanto la dea Strenna portava ai bambini regali e dolci. Più che il capodanno i romani celebravano la primavera, e lo facevano il 14 marzo, allontanando dalla città un vecchietto ricoperto di pelli che veniva chiamato Mamurio Veturio e che simboleggiava l’anno passato.

A tavola con i romani

Solo i ricchi facevano la colazione la mattina, in camera da letto, in una tavola che veniva apparecchiata prevalentemente con frutta. Il popolo faceva colazione con un bicchiere d’acqua.
Il pranzo dei romani dipendeva dalle condizioni economiche delle famiglie, i meno abbienti spesso mangiavano una sola volta al giorno, il pasto poteva essere lungo ma molto composto, e avveniva seduti intorno alla tavola.
Molto diversi erano i pasti dei ricchi, ed erano anche molto meno composti, per gli antichi romani il rutto a tavola era permesso e considerato come un gesto di civiltà.
Quando le famiglie ricche avevano ospiti a cena, allestivano dei veri e propri banchetti con numerose portate. Si iniziava con l’antipasto, costituito da insalata, uova e crostacei, accompagnati da vino dolcificato con il miele e si proseguiva con la portata principale, che poteva essere composta anche da sette piatti.

Questi lunghi banchetti avvenivano in sale da pranzo allestite con un tavolo centrale attorniato da divani a tre posti, si mangiava sdraiati e non si usavano piatti o posate, si mangiava con le mani! Tra una portata e l’altra, gli schiavi, pulivano le dita dei commensali. 
La stanza della cucina non aveva una vera importanza nella struttura delle domus, poteva essere posizionata ovunque, in corrispondenza del focolaio, questo perché era considerato un locale ad uso della servitù. Gli schiavi, del resto, passavano molto tempo in cucina per preparare leccornie e manicaretti per i padroni, e c’era una suddivisione del lavoro simile a quella che si trova oggi nei migliori ristoranti, per cui ogni schiavo era specializzato nella preparazione di una portata. 
Il vino che bevevano i romani era solitamente molto annacquato e, generalmente, di qualità piuttosto scadente. Le cantine romane si chiamavano “tabulatum” ed erano, come le nostre cantine, locali freschi adatti alla conservazione di alcuni alimenti. Il vino novello veniva “imbottigliato” nel mese di maggio all'interno di anfore dal collo stretto sigillato con tappi di sughero, posizionate su uno strato di sabbia per mantenerle dritte. Queste anfore potevano contenere 30 litri di vino e riportavano l’annata e il tipo di vino contenuto, proprio come nelle nostre etichette. 
I romani amavano bere il vino preparandolo in vari modi, spesso lo dolcificavano con miele e spezie, il Conditum paradoxum è un po’ l’antenato dell’odierno vin brulè. Singolare era anche il modo che avevano gli antichi romani di festeggiare qualcuno, bevendo tanti bicchieri di vino quante erano le lettere che componevano il nome del festeggiato.

Durante la Roma imperiale il vino puro era considerato una bevanda immorale e licenziosa, e dunque una donna onesta (le vergini e le matrone) potevano consumarlo solo con il consenso del padre famiglia, o se presente in preparati medicinali. La matrona era la moglie del pater familias, il capo famiglia, era lui a comandare il clan e tutti i famigliari a lui sottoposti dovevano obbedirgli. 
L’aperitivo non era sconosciuto agli antichi romani, lo chiamavano Gustatio e consisteva in appetitosi stuzzichini che dovevano stimolare l’appetito accompagnati da un bicchiere di mulsum, un vino aromatizzato molto alcolico. I romani adoravano il “garum”, una salsa molto saporita a base di viscere di pesce che veniva impiegata praticamente per tutte le ricette, sia dolci che salate.


I romani mangiavano molti cavoli, il cavolo era considerato un toccasana in grado di curare praticamente tutte le malattie. Anche l’olio d’oliva era considerato un elemento curativo e veniva prescritto per curare i disturbi intestinali e di stomaco, oltre che per abbassare la febbre. L’olio di oliva di bassa qualità veniva utilizzato come combustibile per le lucerne, lampade che potevano restare accese per numerose ore di seguito.

I bar dell’epoca romana erano le Popine, ed erano formati da grossi banconi in pietra che contenevano delle anfore murate all'interno che consentivano al cibo e al vino di conservarsi fresco.
Le prime birrerie romane comparvero verso l’80 d.c., l’introduzione della birra deriva da Gneo Giulio Agricola che la portò dalla Britannia di cui fu governatore.
Il mercato, nell’antica Roma, era un vivace punto di incontro e contrattazione. Contadini e pescatori arrivavano ogni giorno per vendere i propri prodotti, al mercato di Roma era possibile acquistare di tutto, anche gli schiavi!

Come si spostavano gli antichi romani?

In città i carri trainati da animali per il trasporto delle merci potevano circolare solo di notte, gli spostamenti delle persone ricche avvenivano con le lettighe e le selle gladiatorie. Le lettighe erano una sorta di letto a baldacchino riparato da tendine e trasportato da sei o otto schiavi che permetteva alle persone di viaggiare distesi, con la sedia gladiatoria, sempre trasportata da schiavi, si viaggiava invece seduti. Al di fuori delle mura urbane si poteva viaggiare in carri e calessi, per le brevi passeggiate si utilizzavano carri a due ruote con cocchiere piuttosto agili, se invece si aveva del bagaglio a seguito si utilizzavano carri a quattro ruote trainati da muli o cavalli. Per i lunghi spostamenti c’erano poi le carrucae dormitoriae, le antesignane degli odierni vagoni letto, mentre per le sole merci si utilizzavano dei carri più robusti con le ruote piene e ferrate.

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