Civiltà Romana: viaggi e commerci



I romani si spostarono molto, sia per intraprendere le campagne di conquista sia per commercio, entrarono in contatto con molti popoli, e da tutti presero e appresero qualcosa. Ai viaggi degli eserciti e a quelli dei mercanti si aggiunsero anche i viaggi per piacere, riservati ai cittadini più ricchi che potevano investire del denaro per accrescere la propria cultura. I romani costruirono molte strade (guarda il video, fiancheggiate spesso da veri e propri punti di sosta: boschetti che offrivano ombra per riposarsi lungo il viaggio, sorgenti d'acqua per rinfrescarsi, tabernacoli per pregare. Per passare la notte ci si poteva fermare negli "hospitia" e nelle "mansiones", un po' come nei nostri odierni alberghi, mentre per mangiare o bere un bicchiere di vino ci si fermava nelle taverne e nelle osterie. 
Nel I° secolo d.C. la Pax Romana diede un forte impulso all'economia dell'artigianato e aumentarono notevolmente le produzioni agricole, accrescendo conseguentemente anche il commercio che fu ulteriormente agevolato dall'introduzione della moneta unica

ricerca sui trasporti dell'antica Roma
Si intensificarono anche gli scambi via mare, attraverso i quali i romani potevano approvvigionarsi di grano, sempre più richiesto visto il sempre maggior numero di abitanti, e di prodotti pregiati come spezie e pietre preziose provenienti dall'Oriente. 
I metalli che nel territorio italico scarseggiavano abbondavano invece in Spagna e in Britannia, dall'Africa arrivavano le bestie feroci della savana, dalla Fenicia la porpora e la sabbia migliore per creare il vetro, il miele dalla Grecia e il legname dalla Dalmazia. In ogni paese c'era qualcosa che abbondava e qualcosa che mancava, gli scambi commerciali permisero di vendere i propri prodotti e di acquistare quanto non si riusciva a produrre o ad estrarre dal terreno. Il porto di Ostia era brulicante di navi in arrivo e in partenza colme di prodotti di ogni genere, dal sale alle pelli, dall'olio alla frutta, dall'avorio al papiro. Anche gli schiavi erano considerati alla stregua di oggetti e dunque  merce di scambio.




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