Gli imperatori del tardo Impero Romano


Gli imperatori che si avvicendarono nel tardo impero appaiono più dispotici e autocratici dei loro predecessori, le cause di questo allontanamento dal sostegno e dal gradimento della popolazione sono molteplici, e spesso conseguenza del massiccio controllo statale in ogni attività economica.

I rifornimenti dell'esercito e la produzione di armi erano sotto il diretto controllo imperiale, motivo per cui era facile per il soldato che si trovava a difendere il confine privo di salario, con poco cibo e con armi deboli associare questa miseria a chi ne era responsabile. 
La società imperiale non era più un territorio da pionieri in cerca di avventura, una legge aveva imposto l'ereditarietà di molti lavori, immobilizzando una situazione statica in un tempo di cambiamenti.

Inoltre, mentre a Roma l'imperatore e la sua famiglia erano una presenza visibile, che amava apparire e coinvolgere la popolazione, la corte di Costantinopoli, di Milano prima e di Ravenna poi era una corte distante, regale nella sua idea di superiorità ma trasparente, estranea alla vita della popolazione.

Gli imperatori non erano più i custodi della storia, erano persone che si rivestivano di regalità altezzosa, che esercitavano il potere con crudeltà e dispotismo e che, allontanandosi sempre più dalle esigenze concrete dell'Impero, si avvicinarono - o si lasciarono avvicinare - da personaggi sinistri, manipolatori, ambiziosi che esercitarono un potere sempre più grande, tanto che alcuni imperatori non erano altro che burattini nelle mani dei propri eunuchi.

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