La caccia nella preistoria


La caccia è stata la prima risorsa alimentare per ominidi prima e uomini poi per tutto il paleolitico, in particolar modo dalla scoperta del fuoco in avanti, momento in cui la forza a disposizione viene aiutata dall'ingegno e da strumenti che permettono di sopraffare anche animali molto grandi, necessari per nutrire le comunità sempre più numerose.

Grazie al fuoco si affinano le tecniche di caccia, con il fuoco è possibile scacciare gli animali che vivono nelle grotte, per impossessarsene, come gli orsi, o cimentarsi nella caccia al mammut, un animale di dimensioni enormi dotato di zanne altrettanto enormi. 

Bruciando porzioni di bosco i cacciatori spingevano gli animali in altre direzioni, disperdendoli e rendendoli più vulnerabili, era molto facile a quel punto farne precipitare uno in una trappola ampia e profonda scavata nel terreno  in cui venivano posti tronchi aguzzi, per intrappolare e ferire l'animale, ricoprendo poi il tutto con foglie e frasche per non lasciar intravedere la mortale fossa. 
Non sempre era possibile o necessario bruciare la foresta per far cadere un animale in trappola, ma certo per cacciare bisognava muoversi in silenzio per non far sentire la propria presenza alle mandrie, controvento per non far avvertire il proprio odore, cospargendosi spesso il corpo con fanghi melmosi rossastri perfetti per coprire l'odore umano.

la cattura di un mammut significava la sopravvivenza del gruppo
Durante l'inverno e nei periodi di maggior freddo l'esito della caccia determinava la sopravvivenza di tutta la comunità, occorreva viaggiare nella neve anche per molti giorni prima di trovare qualche animale, sempre più rado, e a quel punto bisognava coordinarsi molto bene perché non si poteva tornare indietro a mani vuote... Trappole, lance rese più aguzze dal fuoco, pietre affilate come coltelli erano l'unica possibilità di competere con animali veloci, abituati a scappare dagli altri predatori.

Quando un animale veniva infine catturato e portato dal resto del clan, si mangiavano inizialmente le parti più deteriorabili come le interiora mentre il resto, tagliato in pezzi, veniva conservato in frigoriferi preistorici ossia buche scavate nella neve, da cui di volta in volta si attingeva. La carne veniva cotta sul fuoco, su spiedi e braci, ed è facile immaginare che questi momenti fossero di grande unità per tutto il gruppo, riunito attorno ad un focolare imbandito di cibo. Dell'animale non si buttava nulla, la carne si mangiava, le pelli si conciavano e venivano utilizzate per coprirsi, ripararsi e per costruire gli otri, contenitori di pelle nei quali si poteva conservare l'acqua e anche farla scaldare per preparare una zuppa.

la pesca, con la caccia, ha permesso la sopravvivenza dei popoliCon la primavera e il disgelo iniziava una stagione di abbondanza di cibo, i fiumi offrivano molto pesce che si catturava facilmente costruendo sbarramenti di legna, ma si poteva pescare anche con le lance o anche a mani nude, e presto si iniziarono a costruire anche le nasse, vere e proprie trappole che catturavano il pesce che vi si introduceva. Anche ami, lance e arpioni si perfezionano per essere sempre più idonei alla pesca.  
L'abbondanza della primavera poteva costituire una scorta alimentare anche per l'inverno, grazie all'affumicatura, i pesci venivano tagliati in filetti e posti su graticole sotto le quali si accendeva il fuoco che poi veniva spento gettandoci acqua sopra, alimentando così il fumo.  Anatre e uccelli da palude venivano presi al volo con sassi incastrati in lazi di cuoio, tirati in aria con una buona mira si attorcigliavano sul collo dell'animale che ne restava intrappolato.
Nelle zone in cui erano presenti le falesie, precipizi nel vuoto, gli animali venivano spinti sul bordo in modo da farli precipitare sotto, dove uomini e donne attendevano le rovinose cadute che semplificavano di molto il lavoro.

Con il neolitico l'uomo scopre l'agricoltura e l'allevamento e la caccia perde il primato del principale  sostentamento alimentare in quelle popolazioni che sviluppano un carattere sedentario, restando un'attività professionale riservata ai cacciatori di mestiere e diventando anche attività sportiva d'elite, come nel caso degli Egizi.



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