Gli Etruschi e la religione

Gli Etruschi erano politeisti, come quasi tutti i popoli antichi, adoravano molti dei i cui nomi richiamano apertamente gli dei greci, ma avevano anche alcuni dei esclusivi, non condivisi con altre religioni.
Il dio principale era Tinia, paragonabile al greco Zeus anche se probabilmente era considerato meno potente, circondato nella sua opera da altri dei superiori.
C'erano poi Uni (Giunone), Menrva (Minerva), Turan (Venere), Aplu (Apollo), Fufluns (Dionisio, Nethuns (Nettuno) e Artumes (Artemide), tutti dei importanti come i loro equivalenti greci.

La divinazione etrusca

Quella etrusca era una religione "rivelata" ossia basata sulla comunicazione della conoscenza divina, e come le altre religioni rivelate (il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islamismo) aveva i suoi testi sacri, i più importanti erano i "libri tagetici", che contenevano le norme per comprendere i segni divini e i riti da seguire per onorarli.
Tagete era il nome del profeta bambino che, secondo la leggenda, emerse dalla terra e fu trovato da un contadino intento ad arare i campi. Tagete insegnò agli uomini a interpretare i segni divini, e infatti la religione etrusca era basata sulla divinazione e sull'interpretazione mistica per prevedere il volere divino, di fronte al quale l'umanità era inerme e impotente.

Altri testi sacri etruschi erano i libri Vegonici, dettati dalla ninfa Vegoia che indicava come suddividere e gestire i fondi agrari e le proprietà. Una copia di questi testi, conservata nel tempio di Apollo, fu letta da Tarquizio, scrittore greco del primo secolo aC che riporta di aver letto tra le profezie indicate la durata del popolo etrusco, prevista in nove secoli. Esattamente il periodo che parte dall'età villanoviana e arriva fino all'integrazione definitiva dei Romani.

La religione etrusca era quindi basata sulle arti divinatorie, i sacerdoti che sapevano leggere i segni del destino sopravvissero più della civiltà etrusca stessa perché, anche in epoca romana, continuarono ad essere stimati e interpellati per la lettura dei segni del destino.
I sacerdoti etruschi, gli aruspici, seguendo le dottrine di Tagete, sapevano leggere e interpretare i segni divini osservando il fegato e gli intestini degli animali sacrificati così come sapevano interpretare il volere divino osservando i fulmini.

Oltre ai sacrifici di animali gli etruschi praticavano il sacrificio umano, numerose sono le testimonianze archeologiche che ci hanno mostrato questa realtà oscura degli aspetti religiosi e superstiziosi dei nostri antenati. Il sacrificio umano probabilmente veniva eseguito come prezzo da pagare all'interno di rituali sacri complessi, quello che è certo è che la pratica era brutale e violenta, poteva riguardare adulti o bambini e la morte veniva inflitta per sgozzamento.

GLI ETRUSCHI

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